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S.Lorenzo in Campo
Pergola
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Via Normale

A San Lorenzo in Campo ci si trova immersi nel paesaggio agricolo-collinare più tipico delle Marche. Guardando attentamente si percepiscono le trasformazioni avvenute. Certamente prima del mille e fino al 1441 furono i monaci benedettini che fondarono il monastero di S. Lorenzo (ora Abbazia) a dirigere l'attività agricola. A quel tempo S. Lorenzo. per la grande quantità di boschi che occupavano tutta la vallata, veniva chiamato "in Silvis" cioè tra le selve. Più tardi, disboscato in parte, venne chiamato San Lorenzo in Campo. Oltre al monachesimo, anche le continue schermaglie tra le Signorie dei Montefeltro e dei Maiatesta ebbero il loro peso nel modificare la campagna. Nel XVII secolo prende avvio il contratto mezzadrile che con lievi aggiustamenti è rimasto fino a pochi anni fa.

San Lorenzo in Campo è uno dei pochi paesi ad aver conservato nel centro le antiche osterie, non più grandi di una stanza, arredate più come una cucina domestica che come un bar, dove si può bere dell'ottimo vino locale e gustare dei semi salati (per bere meglio). Ai luoghi di divertimento e lavoro si alternano quelli per la salute, come la sorgente dell'acqua sulfurea, denominata "acqua purgativa" che si può bere liberamente al Parco di via Molino, ed è prelevata da diverse persone che ne traggono benefici contro i propri malanni.

L'Abbazia benedettina è forse uno dei più bei monumenti dell'arte romanico-gotica esistente nelle Marche. Fu costruita dai monaci venuti da Sant'Apollinare in Classe, sui resti del Tempio di Adone, con materiali della Città di Suasa e conserva intatte quattro colonne di granito grigio del 1500 a.C. provenienti dall'Egitto, portate dai Romani per i loro templi. La Rocca, o forte Suasano, costruita intorno ai primi dell'ottocento, fu distrutta intorno al 1 300 e ricostruita nel 1329. Ancora distrutta da Lorenzo de Medici nei primi decenni del 1500, fu riedificata quale dipendenza del Palazzo dei Della Rovere che insieme al palazzo Ruspoli costituisce la parte più vecchia del paese, delimitata da mura e chiusa da tre porte. Nel Palazzo dei Della Rovere è situato il teatro "Mario Tiberini".

Le frazioni di Montalfoglio e San Vito sul Cesano conservano intatte le loro strutture medioevali e sono l'ideale per trascorrervi le vacanze, per l'aria pura e la tranquillità che vi regna.

Una certa importanza hanno i musei Laurentini che raccolgono reperti archeologia dell'antica città di Suasa fondata dai Galli Senoni, poi conquistata dai Romani ed infine distrutta dai Goti di Alarico nel 409 d.C. Degno di nota è anche il museo etnografico africano che custodisce importanti reperti della Sierra Leone, donati da un medico missionario laurentino, mentre una rarità è una stanza tappezzata a mosaico con circa 80.000 francobolli

 

Abbazia benedettina

 

L’Abbazia benedettina è certamente il più prezioso gioiello tra i monumenti di San Lorenzo in Campo e uno dei più ragguardevoli delle Marche. Costruita tra l’ VIII e il X secolo sui ruderi del tempio di Adone dopo la caduta di Suasa, fu ampliata e portata al più geniale livello artistico dai monaci probabilmente venuti dall'Abbazia di S. Apollinare in Classe di Ravenna.

E' una maestosa costruzione romano-gotica a tre navate. Ha delle arcate a tutto sesto in muratura, sorrette da colonne di granito grigio che provengono certamente dai lontani paesi d'Oriente.

La copertura è stata riportata a capriate scoperte. I radicali restauri effettuati negli anni 1937-1940 hanno liberato il grandioso edificio di tutte le supercostruzioni barocche settecentesche e gli hanno restituito l'antico stile romano-gotico.

Nel 1943 il Papa Pio XII elevò il bel Tempio alla dignità di Basilica. Una cripta bellissima, che si estende sotto l'Altare Maggiore e il Coro, è stata riportata alla luce nel 1940. Vi si trovano le ossa di San Demetrio, Martire Tessalonicese, scoperte in un'uma nel 1520 . La tradizione vuole che siano state portate dai monaci, al tempo delle Crociate, i quali le trafugarono al Tempio di Salonicco. Vi furono solennemente riportate nel 1978-80, con grande soddisfazione e gratitudine degli Ortodossi.

Dopo i monaci, l'Abbazia ebbe dei Commendatari, quali Giulio della Rovere che divenne Pontefice con il nome di Giulio II. Il primo Commendatario fu il Cardinale Oliva di Sassoferrato e l'ultimo il Cardinale Albani. Gregorio XVI cedette l'Abbazia in enfiteusi ai Cistercensi nel 1837 per 4.500 scudi romani all'anno.

Fu centro della vita politica e religiosa del Comune. Nel 1861 i beni dell'Abbazia , tra i quali 2.000 ettari di terreno nella valle del Cesano, furono indemaniati. Con la partenza dei Cistercensi andarono perdute o trasferite bellissime raccolte di libri, quadri ed altri oggetti di grande valore artistico.