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  • Sabato 05 Settembre 2009 08:48
  • Ultimo aggiornamento Sabato 05 Settembre 2009 09:11
  • Scritto da David Guanciarossa

 

Flauto traverso

É cilindrico, chiuso ad entrambe le estremità. Il suono fondamentale è il do3, a partire dal quale l'estensione è di tre ottave, la maggiore tra tutti gli strumenti a fiato. L'emissione dei suoi più acuti è ottenuta con un aumento di pressione del soffio. Ma al crescere dell'altezza dei suoni, crescono anche le difficoltà di emissione.

Suonare un « si » della terza ottava (si5) senza farlo « soffiare », e soprattutto ottenerlo nell'ambito di sonorità deboli come un « piano » o un « pianissimo », è una impresa non indifferente che esige una tecnica raffinatissima. In compenso le note gravi del flauto sono piene e pastose, e vengono emesse più facilmente « piano » o al massimo « mezzoforte ». Infatti nel quarto movimento di Shéhérazade, Rimsky-Korsakoff utilizza le note gravi del flauto in sonorità mf insieme alle viole e ai violoncelli, ai quali esso si associa perfettamente.

N. Rimskij-Korsakov - Sheherazade op.35 - Berliner Philharmoniker Quarto Mov [8/8]


Generalmente il flauto viene accostato a strumenti a corda: a parte il « classico » accoppiamento flauto-clavicembalo, anche viole e violoncelli lo amalgamano bene, e l'arpa lo sostiene molto dolcemente.

Nell'ambito di una orchestra, lo si unisce volentieri con gli altri strumenti a fiato con effetti a volte sorprendenti. Per esempio Ravel ama accostarlo al fagotto, o all'oboe, o al clarinetto ai quali il flauto, doppiando la parte all'ottava superiore, conferisce una luminosità inattesa.

Il flauto permette moltissimi effetti, oltre a quelli semplici di legato e staccato. I trilli sono possibili (ed efficaci) in quasi tutta l'estensione, e insieme agli altri abbellimenti compaiono spessissimo nella musica per flauto del sei-settecento. Un effetto tutto speciale è la « Flatterzunge » (la traduzione letterale dal tedesco è piuttosto comica ma rende perfettamente l'idea: « lingua svolazzante »): si tratta di un rapido tremolio della lingua che produce una specie di suono frullato, molto usato nella musica dell'ultimo '800 e in quella contemporanea.

Flauto dritto o flauto dolce

Con questo nome si indica tutta una famiglia di strumenti costruiti in legno e che hanno l'estensione media di due ottave. Quelli attualmente conosciuti e usati sono sei: basso, baritono, tenore, contralto, soprano in sol, soprano in do. Non possiedono meccanica, tranne il basso che presenta una sola chiave: i fori vengono otturati direttamente con le dita.

Il suono fondamentale è ottenuto chiudendo tutti i fori; ad ogni successiva apertura corrisponde l'innalzamento di un tono. I semitoni si ottengono otturando parzialmente il foro corrispondente alla nota inferiore, cosa che richiede una abilità e una sicurezza eccezionali. Nei passaggi di agilità prendere un semitono corretto o una stecca formidabile dipende solo da un millimetro in più o in meno nella posizione del dito.

Lo strumento non presenta alcuna difficoltà all'imboccatura, e non richiede polmoni straordinari.

Ne risulta una gran quantità di dilettanti più o meno abili, ma anche tra i professionisti gli esecutori capaci di sostenere dignitosamente un « Secondo Brandemburghese » si contano sulle dita di una mano. L'accoppiamento per eccellenza è con il cembalo o comunque con strumenti a corda. Tuttavia nel Cinquecento e nel Seicento era avvicinato spesso anche alla voce umana, sia come sostegno al solista, sia come rinforzo alla parte acuta del coro (Cfr. « Rappresentazione di anima et corpo » di Emilio Cavalieri (1550-1602). Archie 2708016).

I compositori contemporanei lo ignorano quasi completamente: dall'800 in poi il termine flauto ha quasi sempre indicato quello traverso.

Flauto nella musica rock

Nella musica Rock il flauto è stato uno strumento quasi completamente sconosciuto fino alla comparsa dei Jethro Tull e del loro leader: Ian Anderson. Fino ad allora rarissimi i pezzi dove si sentiva questo strumento. Si ricorda solo un flauto in un pezzo dei Troggs nel '66 (Wild Thing).

The Troggs- Wild Thing

Con Anderson abbiamo comunque un'esplosione di popolarità per questo strumento e poco dopo centinaia di gruppi hanno il loro bravo flautista.

Specie in Italia flauti e zufoli nascono come funghi.

Anderson come stile si rifa chiaramente a Roland Kirk e poiché quasi tutti gli altri flautisti si rifaranno a Anderson il capostipite assoluto si può certamente indicare in Kirk: un famoso jazzista che usa suonare con cinque o sei strumenti in bocca contemporaneamente fra cui appunto il flauto. In Italia fra i suonatori di flauto discreti: Elio D'Anna degli Osanna. All'estero: bravo Keith Gemell dei disciolti Audience, Alan White ex-Plastic Ono Band, Clice Jones dei disciolti Black Window e Jack Lancaster ex Jethro Tull ed ex Bloddin Pig, attualmente col gruppo di Mick Abrahams. Gene Dinwiddie che suonava nella Paul Butterfield Blues Band. Ricordiamo anche Walter Parazaider dei Chicago. Dave Arbus era uno dei migliori con gli East Of Eden. Poli Palmer ex-Family. Non dimentichiamo l'ex King Crimson Mel Collins. Johnny Almond ora con i Mark & Almond dopo essere stato con Mayall. Raja Ram degli sciolti Quintessence. Chris Wood, eccellente, dei Traffic.

Attualmente la moda per il flauto sembra aver perso terreno e si sta operando una certa selezione: ovviamente rimangono i migliori.


SUONO STEREO HIFI luglio-agosto 1973

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