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  • Mercoledì 29 Luglio 2009 07:57
  • Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Luglio 2009 08:07
  • Scritto da David Guanciarossa
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Il Sintetizzatore

Synthesizer MOOG IIIc corredato di Sequencer Complement A & B.

La musica si sta evolvendo verso nuove forme di espressione che impiegano strumenti raffinati, elettronici. Tra questi si distingue, ultimo ritrovato, il « Synthesizer », un apparecchio a tastiera dotato di speciali circuiti che rendono disponibile una gamma quasi infinita di note e suoni diversi.

Ma, cos'è più dettagliatamente questo apparecchio? Suo lontano precursore é stato l'eterofono di Theremin nei lontani anni 20.

Nel 1924 Rshewkin costruisce un armonium elettronico dotato di quattro cscilatori, uno dei primi tentativi di strumento elettronico polifonico. Nel 1928 Givelet registra musica elettronica direttamente su disco. Nello stesso tempo René Bertrand realizza il dinafono con tastiera a cinque ottave, monofonico ma con tre suoni per ogni tasto.

Nel 1932 la Telefunken inizia la produzione del « Trautonium » di T. Friedrich: é la prima volta che uno strumento musicale elettronico viene prodotto in serie.

Nel 1934 Hammond Laurens costruisce il primo organo elettronico che porterà il suo nome.

Nel 1944 Grainger Percy costruisce un apparecchio formato da otto generatori comandati da profili di un nastro di carta scorrevote: il primo tentativo di esecuzione programmata.

Nel 1949 Pierre Schaeffer e Pierre Henry presentano la « Sinfonia per un uomo solo », pietra miliare nella storia della musica elettronica.

Nel 1956 Klein e Bolitho costruiscono il « Datatron vero e proprio calcolatore elettronico capace di memorizzare alcune regole compositive e di sviluppare un tema in base alle regole.

Nel 1959 Newmann Guttman compone un brano di musica etettronica impiegando un calcolatore IBM 704: « Computer piece ».

Nel 1964 l'ingegnere americano Robert Albert Moog costruisce il suo primo sintetizzatore. Nel 1966 i Beach Boys utitizzano nella registrazione di « Good Vibration » un apparecchio molto simile all'eterofono di Theremin. Intorno al 1967 compare il Mellotron specie di organo a doppia tastiera: ciascuna chiave mette in azione un nastro preregistrato che, sotto l'azione della mano sinistra sulla tastiera produce il souno di una sezione ritmica, sotto l'azione della mano destra produce le linee conduttrici di strumenti ad arco, a fiato etc.

Net 1968 esce per la Columbia l'album « Switched on bach » dove Walter Carlos e Benjamin Folkman rielaborano con un « moog » brani di J.S. Bach. Nel 1969 Peter Zinivieff produce sintetizzatori di piccole dimensioni, i VCS 3. Intanto Ia CBS presenta il sintetizzatore Buchla. Nello stesso anno la Tonus Inc. presenta il suo primo sintetizzatore ARP. Negli uttimi anni, é cronaca recente, decine di gruppi rock, jazz, classici utitizzano lo strumento dal vivo e in studio.

Oggi esistono numerosi tipi di sintetizzatori, vediamo di esaminarne le principali caratteristiche.

Si tratta di uno strumento elettronico, ricco di filtri, di osciltatori, di modulatori, necessari per ricavare da una sola nota una gamma infinita di suoni. Suoni prodotti da fenomeni elettrici e non acustici. Oltre a questa basitare differenza con qualsiasi strumento tradizionale, ve ne sono delle altre: mentre lo strumento tradizionale ha un proprio timbro caratteristico, il sintetizzatore deve essere programmato prima della esecuzione per il suono che si vuole ottenere. Mentre un organo ad esempio ha del limiti ben precisi, quali l'estensione, il carattere del suono, qui il suono é presente allo stato di materia prima e può essere definito in ogni sua caratteristica. Infine il sintetizzatore é uno strumento solista, si potrebbe chiamare monofonico cioè non produce accordi di tasti come un qualsiasi strumento a tastiera, ma suoni singoli.

Mini-Moog

schema a blocchi

I tipi di Moog sono tre, tutti con tastiera di cinque ottave, più il Mini-Moog da 44 tasti, tre ottave e mezzo. L'aspetto esterno di questi strumenti potrebbe risultare addirittura traumatizzante per un musicista abituato a strumenti tradizionali. Le manopole e gli interruttori non si contano, ma non devono spaventare. Il funzionamento base infatti non é poi così complicato come potrebbe sembrare e non occorre assolutamente essere un tecnico per usare bene un Mini-Moog, anzi serve semmai una buona sensibilità musicale e, all'inizio una certa dose di pazienza e poi sarà facile dare via libera alla propria fantasia alla ricerca di effetti sempre nuovi. Volendo preparare lo « strumento » per suonare in maniera simile ad un organo per esempio si devono compiere alcune operazioni. Per prima cosa collegare lo « strumento » ad un impianto di amplificazione. Il Mini-Moog infatti non possiede altoparlanti ma solo una presa per cuffia e per far sentire ad altri quello che si suona e necessario amplificare il segnale elettrico che fornisce con un impianto. Se non serve una grande potenza (ad esempio per use domestico) si può ottenere un risultato magnifico collegandolo all'amplificatore dell'impianto hi-fi. Se fosse disponibile sarebbe anche adatto un qualunque amplificatore per chitarra elettrica o impianto voce. Collegato l'apparecchio proviamo ad attivare un oscillatore, mediante il suo interruttore, e teniamo premuto un tasto per regolarne il volume. Fatto lo stesso per gli altri due oscillatori regolando i rispettivi selettori in mode da ottenere due note un'ottava sopra e una sotto, e i volumi ad un livello più basso, ecco il suono tipico di una nota d'organo. É possibile ora regolare un'apposita manopola in modo da far decadere automaticamente la nota nel tempo che si desidera e regolare i controlli dei filtri finché non sia raggiunto il timbro voluto.

Suonando un tasto adesso si sentirebbe una nota che partendo istantaneamente dal volume previsto decadrebbe in un tempo anch'esso prefissato fino a zero o a qualunque livello si desideri. Regolando opportunamente e per tentativi oltre al controllo di decadimento, anche quello di attacco ed inserendo l'attacco « elettronico », si può ottenere un suono che ricorda molto quello del pianoforte.

Ormai dovrebbe essere chiaro come sommando ai citati tutti gli altri controlli, come lo scivolamento continuo tra due note suonate in sequenza, i generatori di rumore, la modulazione circolare... etc etc. sia possibile modificare il suono base dei generatori (che dispongono già di sei forme di onda) e anche di qualsiasi strumento elettronico venga collegato al Moog (al limite un microfono) in tali e tante maniere da ottenere una gamma veramente infinita di suoni, comprendente il timbro di tutti gli strumenti tradizionali.

Largo all'elettronica dunque.

Ma, quali sono i possibili sviluppi di questa musica?

Esistono delle necessità espressive alla base, al di la di certe sensazioni puramente estetiche tese a strabiliare ed a colpire l'ascoltatore? O si assisterà alla morte della musica ridotta a un magma di effetti sonori?

Sentiamo il parere di alcuni esponenti del mondo musicale italiano. Enzo Caffarelli (Ciao 2001): Il problema riguarda l'aspetto contenutistico della musica. Esiste una validità di fondo dell'impiego del sintetizzatore? Certamente si, ammesso che gli artisti sappiano utilizzare con arte i mezzi messi loro a disposizione, dando ad ogni effetto il suo senso, la sua funzione. Keith Emerson, Francis Monkman dei Curved Air e Karry Minnear sono tre musicisti che hanno già imparato assai bene questa lezione. L'elettronica é un altro passo avanti verso il definitivo annullamento delle barriere e delle etichette musicali, verso una musica unica, derivata dal classico, dal rock, dal jazz dove l'unica classificazione valida sia il gusto del bello.

Franco D'Andrea (pianista): Qualunque strumento a priori é utilizzabile, al limite anche dei barattoli, basta che il risultato sia sufficientemente valido.

Tony Pagliuca (Orme): Sono d'accordo, sono del parere che la musica di domani sia l'incontro fra le più varie influenze: jazz, rock, musica classica e musica elettronica. Ma, non so chi veramente sappia usare l'apparecchio al di fuori di Emerson.

Giaime Pintor (Suono): Proprio nel nostro secolo la musica sta dimostrando di essere aperta ad ogni tipo d'esperienza (specialmente net campo timbrico): non vedo dunque come l'introduzione del Sintetizzatore non possa portare qualche risultato positivo. In questa ottica, se é vero che ogni strumento é, così come ogni tecnica, valido in musica, é pure vero che bisogna stabilire di volta in volta se il mezzo elettronico tenda a nascondere una sostanziale povertà di idee. Le possibilità di questo strumento sono enormi: ma fra queste possibilità c'è anche quella che intorno al « synthi » si crei un nuovo feticismo, o un comodo alibi per coloro che, reazionari nei fatti, si sentono in questo modo alfieri delle tecniche più avanzate.


SUONO STEREO HI-FI novembre 1972 - M.S. R.G.

 

Caratteristiche generali Mini-Moog

Generatori di suono:

Tre oscillatori, identici, servono a produrre i suoni a frequenza variabile in sei diverse forme d'onda. Generatore di rumore bianco e rosa che produce due diverse forme d'onda a Frequenza non selezionabile.

Mixer:

É dotato di cinque interruttori e cinque regolatori di volume che consentono di miscelare in ogni modo possibile tutti i segnali provenienti da generatori interni o da fonti di segnale esterne.

Circuiti elaborati del suono:

Vi sono due circuiti elaborati di suono entrambi indipendenti. Un filtro che esalta o attenua alcune componenti del suono modificando i timbri. Un ampliticatore che regola il volume, l'attacco, il decadimento del suoni.

Controlli:

Una serie di controlli manuali permette di utilizzare i vari generatori di suono nella maniera voluta e di mixarli seconda la necessità. Altri controlli presenti sono: la tastiera, i bottoni a pressione e i regolatori rotativi a sinistra della tastiera. Essi sono permanentemente connessi con gli altri circuiti del sintetizzatore che devono comandare.

Connessioni posteriori:

Tutte le connessioni sono poste sul pannello posteriore dell'apparecchio. I plugs a più connessori sono utilizzati per l'alimentazione, mentre i jacks sono irnpiegati per il segnale audio e per i controlli. Il pannello delle connessioni comprende:

  • 3 input-jacks per controlli esterni quali pedali di espressione o comandi particolari come joysticks e ribbons.
  • 1 input-jack per l'uscita del segnale audio (alto e basso livello).
  • 1 cavo per collegamento alla rete.

Tutti i circuiti sono transistorizzati e montati su tessere di circuiti stampati situate dietro il pannello del comandi.

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