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  • Martedì 30 Giugno 2009 09:58
  • Ultimo aggiornamento Martedì 30 Giugno 2009 12:23
  • Scritto da David Guanciarossa

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Le piace Mahler?

(7 Luglio 1860 - 18 maggio 1911)

 

Fino a qualche anno fa tra i luoghi comuni dei sedicenti cultori di musica c'era anche quello di Mahler: bello ma noioso.

Non era infrequente ascoltare commenti come questi: «Ah, Mahler, io mi addormento sempre a metà...», «Wagner ancora ancora, ma Mahler proprio no! », « É troppo pesante... » e via dicendo. Perchè questo atteggiamento si è capovolto, nel giro di pochi anni, a tal punto che non c'é stagione sinfonica, casa discografica, programma radio o televisivo, che non dia il suo contributo al revival mahieriano? In un libro (A. Capri, Musica e musicisti d'Europa, Hoepli 1931) di quarant'anni fa si legge che Mahler usa nella Nona Sinfonia una fastosità di mezzi che nasconde una sostanziale povertà, mascherandola con un apparato esteriore, ove domina il gesto enfatico e la truculenza gladiatoria del peggior teutonismo. Perchè oggi non c'e più un libro, un saggio, una recensione, che non parli di Mahler in termini positivi, o, quantomeno, problematici?

mahler

Il fenomeno Mahler, scoppiato con cinquant'anni di ritardo, pur non essendo unico, e certamente emblematico di una serie di questioni che riguardano la musica non meno che la storia, l'economia non meno che la cultura: in una parola la sociologia.

Vediamo dunque di suddividere il problema in modo da poterlo esaminare. Da un lato c'é Mahler, il complesso della sua opera con tutti i riferimenti al linguaggio, alla storia della musica, ai fenomeni storico-sociali. Dall'altro ci sono i meccanismi di mercato, che pubblicizzano, utilizzandola, la musica di Mahler. E infine ci sono gli ascoltatori, i veri protagonisti di questa indagine e a cui i due precedenti punti si debbono riferire affinchè si possa fare un'analisi un minimo valida.

Il linguaggio mahleriano, crediamo, non è esattamente quello che generalmente si pensa: l'ultimo boccheggiamento del decadentismo tardo-romantico. O almeno non è solo questo. E non solo perche Mahler apre alla musica contemporanea, ma anche perchè, attraverso gli elementi specifici del suo linguaggio e della forma delle sue composizioni, entriamo in contatto con una musica piena di stimoli, di novità, di trovate, e, soprattutto, di una ricerca continua, di quell'atteggiamento psicologico, cioè, che è caratteristica peculiare della musica contemporanea da Schonberg in poi.

L'uso della grande orchestra non è in Mahler un'eredità berlioziana, semmai egli lo deriva da Wagner (attraverso Bruckner), così l'enfasi formale non è la caratteristica brahmsiana della proliferazione tematica, ma deriva, più probabilmente, dalla "modulazione continua", dalla "melodia ininterrotta2, dal "leit-motiv". Che poi in Mahler fosse già radicata la convinzione della crisi dell'armonia tonale, cosa che rimaneva epidermica (seppure avvertita) in un Bruckner, è ben dimostrato non solo dal cromatismo contraddicente la "totalita" diatonica, ma anche dall'uso della polifonia, seppure appena abbozzato, in sostituzione dell'agglutinazione omofonica. É secondo noi un punto chiave comprendere come lo sviluppo della polifonia tardo-ottocentesca sia legato alla grande orchestra, proprio perché ciò che la struttura non è più in grado di fornire in termini di solidità verticale offre appunto la massa orchestrale compatta e amalgamata, seppure a volte confusa.

Questi naturalmente non sono che spunti sulla musica mahieriana. Ci sarebbe ancora da dire qualcosa, forse, sulla poetica decadentista in genere. Ma sarebbe un discorso che ci porterebbe troppo lontano. Per ora ci basti questa osservazione: la riscoperta del decandentismo si é fatta negli ultimi anni una vera mania. E non tanto come moda, quanto come ricerca critica, filologica, quasi, delle origini di questa crisi che le arti attraversano da quasi un secolo.

Il mercato discografico, per quel che riguarda la musica classica, si trova a dover scegliere fra due politiche opposte. 0 rischiare gettandosi in una produzione raffinata, non solo tecnicamente, ma anche per quel che riguarda la scelta degli autori e dei brani, rivolgendosi ad acquirenti sicuri, ma numericamente limitati, oppure darsi alla produzione tecnicamente ineccepibile, ma trattando, come si dice in gergo, «una merce sicura». In questo caso capiterà (come è stato per esempio per il bicentenario di Beethoven) di «bruciare» un autore o una serie di autori. Bisogna allora «spingere» altri prodotti. Ad un fenomeno di «spinta» particolarmente riuscito si può ascrivere il caso Mahler. Ma come si può «spingere» un prodotto se, oggettivamente, non esiste un consumatore, almeno potenziale? Evidentemente ci sono dei meccanismi ben precisi. Nessuna casa discografica, oggi come oggi, potrebbe pensare a spingere, ad esempio, Hindemith, andrebbe infatti incontro ad un insuccesso, anche se usasse i mezzi più potenti e una mobilitazione massiccia. Il terreno potenziale di diffusione non è, cioè, ancora pronto. E allora, e veniamo alla questione centrale di questo scritto, la «spinta», «consumo indotto», si basano anche su un'analisi dei consumatori, e di quanto, questi siano in grado di recepire positivamente una campagna di «lancio».

Per comodità espositiva, divideremo ora gli ascoltatori in tre grosse categorie di tipi e cercheremo di vedere attraverso quali meccanismi ogni tipo arrivi ad apprezzare o respingere Mahler. Ci serviremo, a questo scopo, anche dei risultati di una rapidissima inchiesta che abbiamo svolto alla fine di un concerto in cui si eseguiva appunto un'opera di Mahler.

L'ascoltatore esperto. Definiamo questo tipo (con l'aiuto di Adorno) «come colui che ascolta in modo perfettamente adeguato... l'ascoltatore pienamente cosciente cui di norma non sfugge nulla e in pari tempo sa rendersi conto in ogni momento di quello che ha ascoltato: colui che, messo di fronte per la prima volta a un pezzo libero e privo di chiari sostegni architettonici come il secondo tempo del Trio per archi di Webern, ne sapesse indicare la struttura formale, soddisferebbe già alle caratteristiche di questo tipo » (Th. W. Adorno, Introduzione alla sociologia della musica, Einaudi, 1971). Questo tipo di ascoltatore coglierebbe insomma il reale valore, la forma, l'idea in Mahler: non potrebbe avere mitizzazioni di sorta, ma considererebbe Mahler alla luce del suo discorso musicale e, nel caso ottimale, nella sua prospettiva storica. Nei nostri brevi colloqui con gli spettatori, un tipo simile non l'abbiamo trovato. Alcuni ascoltatori gli si avvicinavano condividendone qualche aspetto parziale. Uno ci ha detto che «evidentemente Mahler va messo in relazione con la musica tardo-ronnantica » e che oggi «piace ancora, ma risulta un po' pesante». Un altro (evidentemente pù esperto) ci ha intrattenuti sulla struttura della partitura, concludendo che, a suo avviso, la musica di Mahler «costituisce la punta avanzata» e insieme la fine, aggiungiamo noi, «della musica tardo-romantica».

Un altro tipo di pseudo-esperto l'ultra-moderno. Ne abbiamo trovato uno, giovanissimo, che ci ha detto testualmente: «É ora di finirla! Si ripropongono sempre gli stessi autori. Cage e sconosciuto nelle sale da concerto e si continua sempre con la stessa roba: confusione di timbri, di temi, di armonie. É tutto impasticciato per la gioia dei megalomani della musica, o di quelli che cianciano di senso tragico, di pessimismo, delle disavventure amorose degli autori !... » In questo discorso ci sono molti errori. Non ultimo quello di considerare il «senso tragico» o «pessimismo» come fattori extramusicali, non rendendosi conto che essi rappresentano il quadro psicologico e storico dell'opera mahleriana, l'inizio di una poetica dell'incomunicabile, dell'ermetico, del confuso, cioè alla fine, la risposta a quella situazione storico-sociale e psicologica con cui anche ai giorni nostri l'artista si trova a fare i conti.

L'ascoltatore aggiornato. É decisamente il tipo peggiore di ascoltatore; sufficientemente ignorante per dire cose sbagliate, ma si reputa abbastanza preparato da poter parlare. «Grandezza teutonica», «intimismo boemo», «agglutinazione orchestrale», «annullamento melodico-armonico»... frasi vuote che l'ascoltatore à la page sottolinearà ora con aria ispirata, ora enfatica, ora alterata. Eccitato dagli articoli e dai saggi pseudo-culturali, di cui è consumatore accanito, questo ascoltatore da salotto prenderà parte a tutte le discussioni su Mahler, comprese quelle in cui, con foga, si tenta di stabilire se il von Aschenbach di Mann si debba o meno identificare con Mahler. É l'ascoltatore di tipo «americano», quello per cui l'abbonamento al concerto è un simbolo di avanzamento sociale, quello in poche parole, che se ne infischia dell'arte e la segue solo per non trovarsi in imbarazzo di fronte ai suoi simili. «Ha presente Mann? I Budden­brook? Bene, a me fa la stessa impressione ». E magari i Buddenbrook l'ha visto in televisione! Questo è un classico tipo. Come quello che vi descrive tutte le emozioni che ha provato, come se stesse dal medico ad elencare i tipi di dolore che avverte! Questo ascoltatore sa che Mahler va, ed allora non c'e dubbio che sarà un fervente ammiratore di Mahler e se lo berrà, di persona e per disco.

L'ascoltatore per passatempo. É il tipo di gran lunga più diffuso e, come ci avverte Adorno (op. cit.), l'unico che valga la pena di tenere presente in un calcolo statistico. Ascolta la musica in rapporto al piacere «fisico» che questa gli procura, e l'acquirente su cui si basa la politica discografica. Questo tipo di ascoltatore è quello che alla domanda «perchè le place Mahler ?», risponde : «Quando una musica e bella, e bella». É l'uomo del «de gustibus , colui che ignora e vuole ignorare il significato vero di linguaggio musicale, sa forse cos'é l'armonia, ma non vuole sentir pariare di «dodecafonia e stranezze del genere ». Nel migliore del casi apprezzerà Bach, Beethoven, Mozart, nel peggiore Puccini, Tchaikovskj, Sibelius. Se é particolarmente avanzato apprezzera anche Brahms, Wagner e, appunto, Mahler. Non è affatto un naif: condiziona la politica discografica, ma, contemporaneamente, se ne fa condizionare. Rappresenta la massa di manovra del revival mahleriano: vede nella musica di Mahler il modo di ascoltare qualcosa di piacevole secondo i suoi canoni, senza apparire retrogrado. Si sente moderno e non troppo ignorante, ma non rimpiange la forza trascinante della Nona o della Juppiter.

Riassumendo si potrebbe dire che si possono individuare, per il problema che ci eravamo posti, due soluzioni: che Mahler abbia una sua reale importanza e che per questo, a ragione, gli si renda giustizia dell'esilio di mezzo secolo, oppure che questa riscoperta sia il frutto di un'interazione fra la parte più retriva e impreparata musicalmente del pubblico e le esigenze commerciali.

Purtroppo l'ipotesi che sembra avere più credibilità é quest'ultima, anche se ciò non toglie che un reale valore la musica mahleriana ce l'abbia e che una parte del pubblico colto e delle critiche lo apprezzino per questo. Resta di fatto che senza i meccanismi produzione - consumo, il fenomeno Mahler sarebbe, con ogni probabilità di certezza, rimasto appannaggio della fantasia della critica più seria. E questo non lo diciamo perchè siamo di quelli che vorrebbero che a musica rimanga un fenomeno d'élite, incontaminato dalla massa, al contrario, proprio perchè questo modo di far diventare popolare un autore è fondamentalmente sbagliato, frutto di menti conservatrici, e la musica di Mahler non può uscire, da questa operazione, che privata del suo reale significato e valore.

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Discografia per formare una discoteca di base


1880-1892 - 5 Lieder dal «Lieder und Gesänge der Jugendzeit»
1880-1892 - 8 Lieder dal «Lieder und Gesänge der Jugendzeit»
1884 Lieder eines fahrenden Gesellen
1888 Sinfonia n. 1
1888 Das Knaben Wunderhorn
1894 Sinfonia n. 2
1896 Sinfonia n. 3
1900 Sinfonia n. 4
1901 Lieder su testi di Rückert 1904
1901-1904 Kindertotenlieder
1902 Sinfonia n. 5
1904 Sinfonia n. 6
1905 Sinfonia n. 7
1906 Sinfonia n. 8
1908 Das Lied von der Erde
1909 Sinfonia n. 9
1910 Sinfonia n. 10

SUONO HIFI STEREO anno 1 numero 6 dicembre 1971 - G. P.

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