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  • Domenica 28 Giugno 2009 16:41
  • Ultimo aggiornamento Domenica 28 Giugno 2009 18:43
  • Scritto da David Guanciarossa

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L'ORGANO anatomia di uno stumento (I parte)

Le origini dell'organo

L'organo è senza dubbio il più antico strumento a tastiera; la sua origine é incerta ed altrettanto oscura risulta la sua evoluzione fino al medio Evo: sappiamo solo che fino a questo periodo l'organo era costruito con gli stessi criteri con cui più di tremila anni fa si costruiva l'Hydraulus, il vero precursore dell'odierno strumento a tutti gli effetti

Anche l'Antico Testamento fa menzione di esso ed il nome «Organon» in greco significa strumento: questo termine sta ad indicare quindi lo strumento per antonomasia, ossia il più completo e complesso di ogni altro.

Cenni storici di notevole interesse ci pervengono da Erone Alessandrino (III sec. .a.C.) e da Vitruvio (14 a.C.): entrambi descrivono il funzionamento dell'Hydraulus (Erone in «Pneumathica»; Vitruvio nel «De Architectura»).

In realtà i principi che governavano il funzionamento dell'Hydraulus non diffcriscono in linea generale da quelli che regolano gli odierni strumenti. Esso constava di tre parti: un apparato generatore di aria a pressione costante (la manticeria); un meccanismo intermedio di trasmissione del suono (i tiranti che fungevano da tasti e la meccanica annessa); infine le canne vere e proprie. Lo sviluppo di queste tre parti caratterizzano l'evoluzione dello organo sotto l'aspetto tecnico e fonico nel tempo; solo nel secolo scorso l'Ars Organaria ha conseguito un altissimo grado di perfezione sotto il profilo tecnico ed acustico.

Ma già nella seconda metà di questo secolo inizia il periodo di decadentismo che accompagnerà la storia di questo antico e nobile strumento fino ai giorni nostri: dopo la snaturalizzazione tardoromantica subita a scapito della parte fonica dell'organo (esso doveva pur adeguarsi a divenire un surrogato dell'orchestra, secondo il gusto allora imperante!) è subentrata l'era dell'industrializzazione che lo ha trasformato in un prodotto da costruire in serie, con materiale spesso scadente e senza quella cura che gli antichi organai mettevano nel più piccolo pezzo che avrebbe costituito lo strumento.

L'esigenza di un ritorno alle tradizionali tecniche fonichce costruttive è, specie in questi ultimi anni, il fulcro dell'attività di molte iniziative da parte di giovani movimenti culturali ed artistici: l'intento è quello di promuovere degli accurati restauri su antichi strumenti ed anche di spronare le grandi fabbriche italiane costruttrici di organi nel produrre strumenti in accordo con l'antica e gloriosa tradizione musicale europea.

Diamo ora un rapido sguardo ai componenti essenziali dell'organo: dopo averne brevemente descritto la funzione cercheremo di farci un'idea delle sue caratteristiche acustiche e meccaniche; parleremo in seguito della musica dell'organo attraverso i secoli ed in breve anche delle sue forme e delle sue espressioni.

La parte meccanica dell'organo: la trasmissione

La trasmissione dell'organo è quel meccanismo intermedio che permette all'esecutore di sollecitare il suono dello strumento mediante la depressione di tasti o di pedali. Essa può essere di tre tipi: quella classica meccanica (che è tuttora ritenuta la migliore e vcdremo per quale motivo), quella pneumatica ed infine quella elettrica.

In molti strumenti possiamo trovare anche due tipi di trasmissione o addirittura, ma molto raramente, tutti e tre (specie negli strumenti antichi manomessi per una insana smania di modernità). Abbiamo citato la trasmissione meccanica come la migliore delle tre, ed infatti essa è la più antica e sperimentata; inoltre essa non crea quel distacco tra strumento ed esecutore tipico del sistema elettrico e pneumatico (non essendo il primo altro che un semplice interruttore). Tramite il sistema meccanico si ha, entro certi limiti naturalmente, la possibilità di variare, con la minore o maggiore pressione del tasto, la quantità di aria immessa nella canna: ne risulta un «attacco» sonoro più o meno deciso, secondo la volontà del musicista. Questo perfetto accordo tra esecutore e strumento non è certo possibile con un freddo meccanismo elettromagnetico!

Trasmissione meccanica
Trasmissione meccanica.

Si può notare come il meccanismo «a bilanciere» (una leva di I genere) comandi l'apertura della valvola «a» mediante la pressione del tasto, permettendo che l'aria affluisca dal «somiere» alle canne poste sopra di esso.

trasmissione meccanica
(Aggiunta dalla redazione. La trasmissione meccanica è, in breve, un insieme di leve, tiranti, molle ed altri accorgimenti meccanici che, collegati tra di loro in modo opportuno, riescono a trasmettere il movimento del tasto della tastiera alla valvola che apre il foro sottostante alla canna che al tasto corrisponde. Tutto l'insieme di questi meccanismi si chiama 'catenacciatura' e nei grandi strumenti assume caratteristiche di complessità veramente notevoli, complessità che ha creato non pochi inconvenienti di imprecisione, ritardo, durezza e poca risposta delle tastiere ed altro. A questi inconvenienti è stato fatto fronte con diversi sistemi tra cui l'inserimento di appositi bilancieri per alleggerire il peso della catenacciatura, l'adozione di materiali più sofisticati ed altro. Attualmente i sistemi di catenacciatura adottati nei nuovi strumenti danno notevolissime garanzie di perfetta funzionalità. Federico Borsari (http://xoomer.alice.it/fborsari/arretra/tecnica/tecnic07.html))

trasmissione elettrica

Trasmissione elettrica.

In questo caso il meccanismo a leva è completamente sostituito da un magnete. La valvola (detta ventilabro in gergo organario) è azionata dall'escurzione dell'ancoretta A.

trasmissione elettrica

(Aggiunta dalla redazione. Il tasto della tastiera altro non è che un interruttore di flusso della corrente elettrica a basso voltaggio fornita da un generatore, e serve a chiudere un circuito elettrico che ha come utilizzatore un piccolo elettromagnete, situato sul somiere ed a cui è collegato il tirante di apertura e chiusura della valcola della canna. In posizione di riposo il circuito è aperto e, di conseguenza, non passa corrente elettrica ed il magnetino è in posizione di riposo e la valvola della canna è chiusa. Quando si preme il tasto, il circuito viene chiuso e la corrente elettrica eccita il magnete che a sua volta aziona il tirante e la valvola della canna si apre. Rilasciando il tasto il sistema torna alla posizione di riposo. Federico Borsari (http://xoomer.alice.it/fborsari/arretra/tecnica/tecnic07.html))

Trasmissione pneumatica


Trasmissione pneumatica

(Aggiunta dalla redazione.)(Pigiando il tasto si aziona una valvola che, invece di far suonare la canna, immette aria compressa nel somiere sovrastante (oppure nel tubetto di piombo che porta l'aria al somiere stesso). In tal modo, mentre una piccola valvola di sfiato, che in condizioni di riposo rimane aperta per impedire che il manticetto si gonfi accidentalmente, viene chiusa, la pressione dell'aria che entra nel somiere gonfia il manticetto che è posto all'estremità. Quest'ultimo, gonfiandosi, aziona il meccanismo o la valvola ad esso collegati. La Trasmissione Pneumatica Tubolare permise la realizzazione dei più grandi e monumentali organi d'Europa e, in Italia, fu l'innovazione tecnica che caratterizzò il movimento riformista di fine '800 e che permise il passaggio dall'organo classico all'organo moderno. Federico Borsari (http://xoomer.alice.it/fborsari/arretra/tecnica/tecnic07.html))
 
La parte fonica dell'organo: i registri

Che cosa sono i registri dell'organo? Tutti o quasi conoscono questo termine, pochi sanno dame una definizione, ma ognuno e concorde nel dire: «Sono i diversi suoni che l'organo può produrre ».

Rechiamoci nell'interno di un organo, non limitiamoci ad osservarne la facciata: noteremo subito che le canne non sono tutte uguali tra di loro per quanto riguarda il loro materiale di costruzione e la foggia delle stesse. Ve ne sono di quadrate in legno, di stagno simili a quelle che sono in mostra sulla facciata, alcune di forma curiosa, inconsueta, tutte raggruppate in file: ogni fila di canne infatti, simili tra loro per foggia e materiale di costruzione esprime un registro. Esso è dunque composto da una serie di canne aventi lo stesso timbro, di numero variabile in rapporto alle dimensioni dello strumento ed accordare tra loro secondo una successione cromatica, ovvero di semitono in semitono.

La lunghezza in piedi della canna pù' alta di un registro è altrettanto caratteristica, come il timbro dello stesso: essa esprime la gamma sonora propria di quella serie di canne ed è indicata sui tiranti e sulle placchette disposte sulla consolle dello strumento.

Vi sono registri da 32', 16', 8', 2', 1', 1 1/3, 2 2/3, 1 3/5. Un piede e circa 30 cm.

Naturalmcnte le canne da 32' produrranno un suono molto grave, quelle da 1' suoni acutissimi, quasi al limite dell'udibile; come si può notare dalla lunghezza in piedi delle canne, a prescindere dalle qualità timbriche, tra la nota piu bassa di un registro di 16' e di uno di 8' vi è l'intervallo di una ottava, così tra uno di 4' ed uno di 2' e via di seguito (fanno eccezione i registri cosiddetti , di «mutazione», che danno suoni, come le terze e le quinte, diversi dai fondamentali; essi conferiscono varietà armonica notevole allo strumento e sono inoltre indispensabili costituenti delle cosiddette Misture o Ripieni, le combinazioni sonore più caratteristiche dell'organo).

I registri si distinguono in quattro grandi famiglie: principali (in inglese «diapason», «montre» in francese); registri di gamba (da 'viola da gamba'); i flauti e le ance: queste ultime differiscono in maniera considerevole dalle altre per il principio di funzionamento.

canne

Come è facile intuire le canne ad anima funzionano sul principio di un comune flauto diritto: i risuonatori del registro rappresentano (un flauto di 8') sono a largo diametro. L'intonazione dei registri ad anima si esegue variando la lunghezza del risuonatore.

canna ad ancia

Schema di una canna ad ancia: registro di tombra. A differenza delle canne ad anima, i registri ad ancia sono costituiti da una linguetta metallica (ancia) che eccitata dall'aria entra in vibrazione. Mediante lo «spring» si può facilmente intervenire sull'accordatura delle singole canne.

canna ad anima
Schema di una canna ad anima.

 


Le tastiere e la pedaliera dell'organo

Come tutti sanno l'organo può disporre da una a tre o quattro tastiere; un grande strumento ne può presentare cinque e, in casi eccezionali anche sei. Negli organi antichi è però molto difficile notare più di tre tastiere per il fatto che essendo ovviamente a trasmissione meccanica essi risulterebbero enormemente appesantiti dai meccanici di «catenacciatura», data la mole dello strumento; del resto, un organo a tre tastiere ben concepito é più che sufficiente per eseguire opere riguardanti tutta la letteratura organistica.

La tradizione italiana é rimasta fedele fino al XIX secolo inoltrato allo strumento con una tastiera e pedaliera di un'ottava; in Germania ed in Olanda invece erano molto frequenti già nel XVII e XVIII secolo organi a tre tastiere, con pedaliera estesa (2 ottave ed oltre), munita di registri autonomi.

Ogni tastiera dell'organo presenta una serie caratteristica di registri che la differenzia profondamente dalle altre.

La prima tastiera, partendo dal basso, chiamata «organo positivo» ed è generalmente costituita da registri di piccola e media grandezza, di caratteristiche brillanti. Molto spesso questa parte dell'organo si trova un pò isolata dal resto dello strumento: è proprio del "positivo" infatti il tipico intrecciare di dialoghi con il «grande organo», rappresentato dalla tastiera immediatamente successiva (frequentissimi esempi di dialoghi tra tastiere sono impliciti nelle grandi sonate per organo di Bach, ma solo in un caso il Maestro li ha indicati di sua mano).

Il «grande organo» (Ger.: Hauptwerk; Franc.: Grand Orgue), come lo stesso termine dice, è costituito da registri di timbro forte e deciso: esso comprende infatti una gamma di registri che va dai fondi di 16', 8' e 4', fino alle file acutissime delle misture; spesso questa tastiera include delle ance di carattere forte e brillante (es.: la tromba orizzontale, detta anche tromba spagnola, frequente nei passi solistici della tradizione musicale iberica).

canne del registro

Canne del registro di principale accordate sull'intervallo di una ottava tra loro (si noti la lunghezza dei risuonatori: la prima a destra e di 16', le successive di 8' , 4' , 2' , 1').

La terza tastiera, detta «recitativo» (Franc.: recit; Ingl.: swell) comprende canne di varia dimensione (sono spesso presenti registri di 16', specie ad ancia), ma di timbro molto caratteristico e delicato: è infatti dotata di molti flauti viole, piccole mutazioni e di ance, come l'oboe, alle quali è sovente affidata la parte melodica di una composizione (es.: il canto, di un corale).

É usanza comune racchiudere i registri di questa tastiera in una cassa munita di particolari aperture simili a finestre alla veneziana, manovrabili dall'esecutore con un pedale detto «swelter» (dall'inglese swell: crescere): è possibile infatti, con questo meccanismo, variare l'intensità sonora dei registri racchiusi nella cassa aprendo o chiudendo le «finestre» di cui è dotata.

sweller

La consolle di un moderno strumento a trasmissione elettrica. Particolare dei meccanismi elettromagnetici di combinazioni aggiustabili e fisse, pedaliera radiale; al centro le staffe della espressione (sweller) e del crescendo.

Tastiera e pedaliera

Tastiera e pedaliera di una moderna consolle

L'invenzione dello «swelter » e ,della cassa espressiva (dovuta agli organi inglesi del XVIII secolo) ha conferito all'organo una maggiore versatilità ben presto sfruttata dagli organisti del periodo romantico e di uso frequentissimo nelle composizioni moderne; la successiva invenzione del pedale (o staffa) del crescendo, che introduce i registri volta per volta secondo la loro intensità acustica, ha non poco modificata la fisionomia dell'organo: l'uso continuato di questi ritrovati meccanici, tipico nella musica romantica e moderna per i loro crescendo e diminuendo repentini, ha lentamente ma inesorabilmente messo in disparte il carattere «episodico» di queste forme espressive nella letteratura classica.

Ma di questo parleremo più ampiamente in seguito.

Accenniamo ora brevemente al «pedale» dell'organo.

Come abbiamo avuto occasione di riferire in precedenza, negli organi italiani antichi, questa parte non era motto sviluppata: i piccoli organi positivi del 600, non disponevano infatti di registri autonomi al pedale, bensì utilizzavano con un meccanismo di accoppiamento l'ottava bassa della tastiera. Nei grandi strumenti era possibile trovare una pedaliera estesa ma sempre unita costantemente con la tastiera ed al massimo con uno o due registri (generalmente un basso di principale o di flauto e un'ancia grave come la bombarda; erano spesso presenti registri curiosi o caratteristici come i cimbali o i tamburi). In Belgio ed in Germania il pedale era già alquanto ben fornito di registri: erano presenti, oltre ai tipici fondi quali il subbasso, il principale basso, il trombone ed altri anche registri da «solo», quali il fagotto di 8' e 4', i flauti da 4', ed ance di timbro leggero, molto usate nei cosiddetti canti fermi dei corali. Negli strumenti moderni di una certa grandezza il pedale è sempre dotato di un buon numero di fondi (spesso anche di 32'), ma anche di registri «chiari», come il violoncello, la tromba di 8' e di 4'; negli strumenti di un certo pregio sono presenti anche registri di 2' e misture: si cerca quindi di dare al pedale una propria fisionomia, senza dover ricorrere a registri meccanici di accoppiamento, che peraltro si rivelano utili in molti casi, dando la possibilità all'esecutore di ovviare a qualche «carenza» del proprio strumento.


SUONO HIFI STEREO anno 1 numero 4 ottobre 1971 - Giulio Ricchezza

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