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  • Domenica 14 Giugno 2009 13:09
  • Ultimo aggiornamento Domenica 28 Giugno 2009 10:03
  • Scritto da David Guanciarossa

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La catena Hi-Fi

(III parte)

 

Non abbiamo usato il termine «catena» per un gusto di ricercatezza o eufonia (dovete ammettere che «catena hi-fi» suona bene!), ma perchê abbiamo cercato di farvi assimilare un concetto che è un po' alla base della riproduzione sonora moderna e, in particolare, di qualità elevata. Il termine «catena», infatti, va inteso non solo dal punto di vista tecnico-elettronico, ma anche dal punto di vista fisico: infatti, una catena e una successione di anelli, cosi come l'impianto hi-fi è un susseguirsi di singoli specifici apparecchi che, come già detto, adempiono a compiti diversi, e sono diversamente combinabili.

Un certo tipo di testina, ad esempio, può essere installata su molti differenti bracci, che possono trovarsi su diversi giradischi. Questi possono essere collegati a vari amplificatori i quali possono, infine, pilotare altoparlanti di tipo diverso. Poichè i modelli disponibili sul mercato sono numerosissimi, la scelta e molto varia e non segue regole fisse (entro certi limiti: un amplificatore poco potente non sarà sufficiente a pilotare una
cassa poco sensibile; un braccio scadente non potrà montare una testina di qualità eccellente e cosi via, ma questo punto verrà ripreso in seguito).

E' evidente, perciò, che in molti casi (in pratica la maggior parte) un impianto è formato da elementi di marche diverse.

Ricorderete gli antichi fonografi (antichi relativamente): essi erano formati da componenti di una stessa marca, riuniti in un mobile più o meno grande e pesante che, piazzato in un salone, costituiva una parte integrante dell'arredamento. Ma la qualità della riproduzione, a quei tempi, era ben diversa da adesso, ed anche le esigenze erano, di conseguenza, rninori: non si poteva parlare di «purismo» nella riproduzione musicale; non si stava a guardare se i violini erano resi con timbro perfetto o con un che di aspro: si era più vicini al suono di un violino per bambini, di quelli con dentro le caramelle, che a quello di un vero «Stradivari». Oggi si tende al «top», alla massima realtà di resa dei timbri. E i risultati migliori si cercano con diverse combinazioni di elementi. Non si costruiscono quindi, nel campo della vera hi-fi, dei fonografi o radiofonografi completi, in un unico blocco, perchè commercialmente essi non avrebbero, almeno presso il pubblico più esigente ed iniziato, molto successo; vi sono molte famose Case che producono tuttavia degli impianti di qualità mediocre, che certo non entrano nell'«Olimpo» dell'alta fedeltà, ma che sono pur sempre in grado di soddisfare delle esigenze relativamente modeste (almeno di emettere suoni, non rumori!). Si tratta di impianti che vanno presi per quello che sono; non bisogna considerarli solo in base alla qualità tecnica, ma anche rispetto alla loro praticita: si va in un negozio, si comprano, si portano a casa e si installano (basta infilare la spina in una presa di rete), evitando così di consultare decine di listini e cataloghi alla spasmodica ricerca della soluzione migliore. Basta non illudersi di avere in casa una stupenda apparecchiatura di riproduzione a livello professionale. Di questi, poichè come già accennato non rientrano nelle norme IHF dell'alta fedeltà, la nostra Rivista non si occupa.

Oltre ai descritti motivi pratici, vi sono anche motivi strettamente tecnici ai quali risponde il «frazionamento» di un impianto.

Nell'ambito della riproduzione sonora tutto e basato sulle vibrazioni meccaniche: quelle della puntina, dell'altoparlante, degli ossicini dell'orecchio. Si sa che i solidi trasmettono le vibrazioni molto meglio dei liquidi e dei gas (e, in particolare, dell'aria). Se noi, perciò, costruiamo l'impianto in modo che fra la puntina e l'altoparlante vi sia una breve distanza e che essa sia costituita di materiale solido, le varie vibrazioni interferiranno fra loro, a scapito della qualita. Ciò avviene, ovviamente, nel caso in cui giradischi e altoparlanti siano incorporati in uno stesso mobiletto. In simili impianti, però, di solito i componenti non sono di qualità tanto elevata da far riscontrare un peggioramento all'ascolto.


In un complesso di elevate prestazioni, invece, il problema delle vibrazioni si fa sentire in maniera piu accentuata. E' sufficiente, tuttavia, attenersi ad alcune regole elementari. Ad esempio, capita a volte di vedere un giradischi poggiato sopra un diffusore acustico: e quanto di peggio si possa fare. Infatti, le vibrazioni (sia meccaniche che acustiche) dell'altoparlante giungono alla puntina, che le capta e le introduce nel circuito di amplificazione, attraverso il quale poi esse giungono di nuovo all'altoparlante che le riproduce con ancor maggiore intensità; ma la testina le rimette in circuito, amplificandole ulteriormente, ed e un circolo vizioso: al limite, si arriva ad un ululato che va sempre crescendo, fino a rompervi i timpani e... l'impianto! Questo fenomeno va sotto il nome di «effetto Larsen» e non è, però, in pratica mai riscontrabile con un giradischi; tuttavia, se siete in possesso di un microfono ed il vostro amplificatore e provvisto di un'apposita presa, potrete osservare l'effetto Larsen, avvicinandolo all'altoparlante (vi consigliamo di regolare il volume quasi al minimo...).

Anche se, tornando al caso di un giradischi, l'effetto non è così evidente, la purezza del segnale e decisamente compromessa. Bisogna porre molta attenzione a questo problema: poichè l'interferenza delle vibrazioni non si manifesta in modo evidente, può accadere che si imputi alla qualità dell'impianto una mancanza di limpidezza che invece, causata soltanto da macroscopici difetti di installazione.

Altro errore, sia pur lenito della evoluzione dei moderni fonorivelatori, consiste nel non separare il giradischi dall'amplificatore: il campo magnetico generato dal trasformatore di alimentazione di quest'ultimo può influenzare il fonorivelatore magnetico, producendo un ronzio continuo (collegare le masse dei due apparecchi giova alla riduzione del rumore).

Da quanto abbiamo detto finora, risultano evidenti numerosi vantaggi di un impianto formato da pezzi staccati piuttosto che da un tutt'uno; ma dobbiamo aggiungerne un altro di carattere estremamente pratico.

Per ottenere il massimo, un insieme di riproduzione sonora deve essere collocato nel punto acusticamente piu favorevole della stanza nella quale si trova. Nei caso di un mobile unico, bisogna scegliere: o metterlo dove l'acustica e migliore, oppure dove è pià comodo. Molto raramente i due corni del dilemma sono conciliabili e, di solito, o lo si pone dove è in vista, o dove da meno fastidio, o infine dove è possibile.

Una struttura a catena elimina quasi completamente questi problemi. Innanzi tutto è possibile far si che si possano compiere le varie regolazioni stando seduti nel punto di ascolto, senza dovere continuamente spostarsi. Infatti, con il mobile, quando si effettuano le regolazioni di volume e tono non ci si trova nelle stesse condizioni di acustica nelle quali si è al momento dell'ascolto, e solo una volta tornati al proprio posto ci si accorge di doverle ritoccare. Con la catena, l'amplificatore (dove sono generalmente tutti i comandi) può essere a portata di mano di chi si trova nel punto di ascolto.

L'avvento della stereofonia, poi, rende quasi inevitabile la catena. Un mobile «integrato» (nel quale, cioò, siano raggruppati tutti gli elementi) stereofonico deve avere una grande larghezza affinchè la distanza dei due altoparlanti permetta una zona d'ascolto ragionevotmente ampia (cioè che non sia sufficiente per un solo ascoltatore) e non troppo vicina alla sorgente (in una linea di massima, l'angolo formato delle due rette passanti ciascuna per un altoparlante e chi ascolta deve essere compreso tra 60° e 90° circa - vedi figura).
Punto di ascolto

Le esigenze di spazio, inoltre, sono alquanto ridotte dal frazionamento dellimpianto. Gli elementi separati possono adattarsi meglio ai problemi di intonazione con il mobilio della sala di audizione (esistono, per esempio, delle casse laccate, o avveniristiche, o in stile Luigi XVI); i moderni diffusors, anche quelli di qualità piu elevata, sono quasi tutti di dimensioni ragionevoli. Se poi ritenete che delle apparecchiature elettroniche non siano assolutamente compatibili con il vostro arredamento, esse possono sempre essere nascoste o, almeno, «mimetizzate». La sorgente sonora e ('amplificatore possono agevolmente sistemarsi in un secretaire o qualcosa di simile; due vani di un mobile libreria, i cui sportelli siano stati opportunamente forati e ricoperti con apposita tela (ve ne sono di moltissimi tipi con decorazioni diverse), possono contenere i due altoparlanti (oppure si possono lasciare intatti gli sportelli, aprendoli ogni volta che si ascolti della musica).

Nelle case di nuova costruzione, sarebbe auspicabile che gli architetti, come prevedono vani per armadi a muro, ne prevedessero anche per collocarvi altoparlanti, e così dicasi anche per gli impianti dei cavi elettrici sotto traccia.

Analizziamo, infine, un ultimo risvolto del dilemma «mobile o catena?»: la questione economica. Quì la bilancia pende nettamente della parte della catena (a parità di qualità). Gli elementi possono essere acquistati in tempi diversi, uno per volta; manca la spesa (non trascurabile) per il mobile. Inoltre, un impianto alta fedelta fatto di elementi staccati non un oggetto fisso: quando un pezzo non vi soddisfa più, o almeno vi si presenta una novità che meglio si adatterebbe alle vostre esigenze, nulla vi vieta di sostituirlo con quello che preferite: il vostro impianto si evolverà, poco per volta, fino a raggiungere livelli sempre più alti.

Naturalmente, bisogna tener presente un certo a «equilibrio» nell'impianto: se, per esempio, il giradischi e le casse acustiche sono di qualità mediocre, è inutile acquistare un amplificatore eccezionate e viceversa; si tratta di scelte relativamente delicate.

 



SUONO HIFI STEREO anno 1 - numero 5 novembre 1971

 

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