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Breve biografia
Mons. Alberto Polverari
Intervento su PIO IX

 

Nato nel 1912, terzo di sette fratelli, apparteneva ad una famiglia di modeste condizioni economiche: il padre era un povero falegname, ma orgogliosamente nel volume «Monteporzio e Castelvecchio nella storia» don Alberto ci ricorda che fu il primo organista del paese nel 1901. All'età di undici anni, seguendo una forte vocazione che sempre lo accompagnò, entrò nel Seminario vescovile di Senigallia. Ben presto, però, grazie alle spiccate doti intellettuali evidenziate sin da giovane, ottenne delle borse di studio che gli permisero di proseguire gli studi a Roma e di laurearsi all'università del Laterano. Tornato a Senigallia, fu nominato Vicerettore del Seminario e docente di filoso­fia e musica.

L'insegnamento fu una delle direttrici costanti della sua vita e lo espletò non soltanto in ambito «istituzionale» ma seguendo numerosi giovani impegnati nella redazione delle tesi di laurea e for­mando valenti studiosi di storia medievale, oggi approdati anche alla docenza universitaria. Don Alberto infatti fu anche ottimo paleografo e raggiunse mete di alta levatura scientifica soprattutto nella produ­zione delle carte avellanite, nella pubblicazione di codici relativi alle Marche e Senigallia, nella edizione del Codice Bavaro.
L’attività pastorale fu un'altra delle stelle polari della sua vita. Assistente diocesano di Azione Cattolica nell'immediato dopoguerra, periodo oltremodo fecondo dell'Associazione, fu nei primi Anni Cinquanta (1951-56) Direttore della «Voce Misena», settimanale Diocesano al quale diede una impronta coerente con la sua statura culturale e morale. Lo studio di questo periodo della vita di don Al­berto, in un momento oltremodo difficile della nostra società, penso sia molto significativo per la piu completa conoscenza di un intellet­tuale di cui c'è ancora molto da scoprire. Anche negli anni successivi alla Direzione, l'autorevole voce di mons. Polverari comparve a più riprese sul settimanale per affrontare vari problemi di carattere politi­co o culturale, con il suo inconfondibile piglio.
La sua costante presenza nella vita culturale di Senigallia gli venne formalmente riconosciuta dall'Amministrazione comunale che gli conferì (1969) la «Medaglia d'argento» con la seguente motivazione. «Uomo di alta cultura, specialista di storia medievale, studioso appas­sionato, membro delle Commissioni culturali cittadine, ha dato no no­tevoli contributi alla conoscenza della storia senigalliese e del terri­torio circostante. Importanti le sue ricerche sulla città medievale ed i Regesti delle Pergamene in cui si parla di Senigallia». Don Alberto, pur compiaciuto, sorrideva su queste onorificenze e ci ironizzava bonariamente, come quando gli venne conferita la onorificenza di Ca­valiere Ufficiale della Repubblica (1986).
Il Polverari storico è forse quello più conosciuto (ma vanno recuperati gli innumerevoli saggi ed articoli comparsi su riviste e quotidiani) ed è possibile annoverarlo senza tema di smentita tra i più importanti studiosi della storia senigalliese al pari dei grandi che lo hanno preceduto nei secoli come il Ridolfi, il Ferrari, l'Albertini, il Tiraboschi, il Siena, il Tondini. Quello che è certo, è che la figura di Mons. Polverari, in tutta la sua ricchezza e poliedricità, deve ancora essere studiata con cura ed approfondita. L'auspicio è che al più pre­sto uno studioso si impegni in questo senso e porti in piena luce una personalità ancora per molti versi da scoprire e valorizzare per quello che ha dato ai suoi concittadini come sacerdote, come intellettuale e come uomo sempre pronto a concedersi pienamente e con gioia agli altri.

Tratto da Studia Picena Ancona 2002, pagg. 368-369

SU


CAPITOLO IV - L'AZIONE PASTORALE DI PIO IX (di Mons. Alberto Polverari)
Il papa Pio IX "ha sempre veduto ed operato in chiave pastorale. Una trattazione adeguata dell'argomento coinvolge tutta la storia della sua vita dal sacerdozio al pontificato. Non bastano certarnente poche pagine a delineare un tema così arduo" (1). Tutto il primo volume, compreso il periodo giovanile formato a quella spiritualità, che è il movente dell'azione, riguarda il tema; esplicitamente poi il periodo del giovane sacerdote a Roma e missionario nel Cile, del vescovo arcivescovo di Spoleto e di Imola e quello dei primi anni del pontificato. Similmente nel secondo volume l'azione pastorale piana si manifesta in modo particolare nella riforma del clero secolare e regolare e nella visita pastorale nelle città del Lazio, Marche, Romagna, Emilia e Toscana. Anche nelle relazioni politiche, che caratterizzano il pontificato di Pio IX per i cambiamenti di situazioni secolari, evidenziano che le preoccupazioni politiche, nei vari drammatici avvenimenti, erano essenzialmente subordinate al fine della missione spirituale della Chiesa.

E' tuttavia necessario farne un richiamo specifico, sia pure nei termini biografici. In concreto qui si parlerà: della spiritualità, che è la causa della pastoralità; delle beatificazioni e delle canonizzazioni fatte da Pio IX, che sono celebrazione solenne ed espressione della santità della Chiesa; dello slancio missionario nella missione universale.
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Monsignor Alberto Polverari (ora deceduto) svolge la sua relazione al Convegno del Bicentenario

Spiritualità di Pio IX
Pio IX ebbe la fama di santità già prima come sacerdote, poi come vescovo e papa ed anche dopo la morte, come si ha dai processi della causa di beatificazione.
La radice della sua spiritualità sta anzitutto nella sua stessa famiglia, specialmente nella formazione avuta dalla sua piissima madre Caterina Solazzi in Mastai Ferretti. Il proposito, fatto davanti alla immagine della Madonna della Speranza nella cattedrale di Senigallia, di farsi sacerdote è la prima dimostrazione della sua spiritualità. Questa viene confermata nella sua malattia giovanile, dalla quale è guarito per intercessione della Madonna, che egli ringrazia nel suo pellegrinaggio a Loreto. Si conferma poi particolarmente a Roma a contatto con i santi, quali san Vincenzo Pallotti, san Vincenzo Maria Strambi, san Gaspare del Bufalo, il servo di Dio Carlo Odescalchi ed il suo grande amico Chiarissimo Falconieri, poi cardinale e suo elettore al conclave. Missionario ne1 Cile, educatore dei giovani, apostolo predicatore manifesta di essere veramente uomo di Dio (2). Vescovo e papa è il pastore buono nell'esercizio delle virtù teologali, che sono il cardine della spiritualità.
Pio IX è uomo di fede e per questo viene eletto dallo Spirito Santo a rappresentare Gesù Cristo in terra. Gesù stesso ha fondato la Chiesa sulla fede di Pietro, che aveva proclamato la sua messianicità e divinità, su questa pietra, su questa roccia che è Pietro, contro la quale non prevarranno le porte degli inferi. Nella storia della Chiesa gli assalti delle porte degli inferi sono tra i più accaniti al tempo del nostro pontificato. Ma Pio IX ha fede e fiducia nella promessa della divina istituzione e rimane sempre sereno. La tempesta passa e la Chiesa avanza nel suo cammino.
Pio IX è uomo della speranza cristiana. Davanti all'immagine della Madonna del duomo di Senigallia, che si intitola alla Speranza, egli viene consacrato dopo il battesimo e fa la promessa di diventare sacerdote. Negli ultimi giorni della sua vita si vuole alzare dal letto per celebrare la santa Messa il 2 febbraio, nel ricordo della festa della Madonna della Speranza di Senigallia; quella sarà l'ultima sua messa. "I1 fondamentale atteggiamento di speranza che è possibile cogliere nelle varie espressioni del suo animo, in tanti suoi discorsi (come si è costatato in questi volumi) non si concilia con la fisionomia di uno che soffoca fermenti in atto; sembra invece più vero dire che Pio IX ha svolto il suo servizio apostolico nel quale era necessario sapere discernere ed indicare tra i tanti fermenti che stavano maturando in un'atmosfera di confusione e di facili strumentalizzazioni quale era il fermento evangelico autentico dal quale farsi permeare per portare i frutti " (3),
Pio IX è uomo di carità, nell'amore di Dio e del prossimo. La Sua spiritualità è "teocentrica": sono sue espressioni "Tutto da Dio, tutto? in Dio, tutto per Dio", "facciamoci santi e siamo tutti di Dio" (4). La carità di Cristo lo rende operoso nell'amore verso gli altri. Anche i suoi più forti nemici sono suoi "figli", dei quali attende il ritorno nella casa del padre e per i quali prega ed applica la santa Messa.
Con affetto paterno scrive ad essi anche nei momenti più difficili e termina invariabilmente con l'abbraccio e la preghiera al Signore per essi. Si è già parlato delle sue sollecitudini e delle sue opere per soccorrere la popolazione. La carità di Cristo, oltre al sentimento della longanimità, lo stimola anche alla fermezza nel difendere i diritti della Chiesa. Scrive il Bogliolo (5): "Pio IX fin da giovane ha conosciuto senza dubbio l'austerità, il digiuno, la mortificazione cristiana, ma il cilicio che ne ha martirizzato continuamente il cuore, crocifiggendolo giorno per giorno sulla vetta più alta del calvario cristiano, è stato senza dubbio il cilicio della carità".
"Lo stesso Bogliolo sintetizza così gli attributi della spiritualità di Pio IX: ottimistica, volitiva ("Per l'acquisto della santità il primo passo che fa un'anima è quello di volerla acquistare"), coraggiosa e generosa ("il demonio trionfa con un'anima avvilita"), combattiva ("prendere coraggio e combattere fino alla fine e meritare la corona dell'immortalità"), interiore ("calma, tranquillità e presenza di Dio"), realistica, semplice (attenzione alle piccole cose e farle bene), paziente, modesta, franca, ilare ("se perderete l'ilarità dovrete sostenere un peso doppiamente aggravante"), umile, escatologica ("il pensiero della morte ci distacca e ci stimola a pensare l'eternità"), sacramentale ed apostolica (i sacramenti sono efficaci per una santificazione personale e questa non può essere soltanto personale) (6)
Quello che particolarmente caratterizza la spiritualità del papa Mastai è la sua umanità. La sua devozione si è formata dagli scritti e dalla venerazione di san Francesco di Sales e di sant'Alfonso Maria De Liguori, che ambdue egli ha proclamato dottori della Chiesa. Durante il suo pontificato ha cessato quasi completamente il rigorismo giansenistico. Certamente alcuni motivi di questa trasformazione sono a lui preesistenti. Ma egli li ha adottati e vissuti. La sua pietà più calda si irradia da lui nel mondo e questo colorito umano gli dona un prestigio nel popolo cristiano forse mai raggiunto da altri papi. Egli "ha mostrato con la sua vita e la sua azione il volto umano del cristianesimo (...). Pio IX, fondatore del Papato moderno, è anche il fondatore del cristianesimo moderno. A questo punto si affaccia il più formidabile problema: il rapporto chiesa, mondo, ragione e fede, natura-grazia. E' il grande problema di tutti i tempi che sta sotto tutti gli atteggiamenti di Pio IX (...) Dopo il Concilio Vaticano II abbiamo la sorte di vedere più chiaramente la soluzione dei problemi che allora nascevano tumultuosamente. Sarebbe presunzione giudicare con la mentalità di oggi il tempo di Pio IX. Gli uomini maturano con i tempi e con la storia " (7).
Ma sono due le caratteristiche principali della spiritualità di Pio IX: la devozione mariana e la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Per lui principalmente il secolo decimonono è chiamato il secolo di Maria, come anche principalmente per lui lo stesso secolo è chiamato il secolo del Sacro Cuore.
Tutta la sua vita è segnata dai ricordi mariani, che qui è necessario richiamare in sintesi. Appena battezzato viene consacrato alla Madonna della Speranza nel duomo di Senigallia, davanti alla quale immagine promette di farsi sacerdote nel giorno della sua prima comunione. Ogni mattina si reca a pregare con la madre davanti alla immagine della Madonna dell'Addolorata nella chiesa di San Martino a Senigallia; la devozione all'Addolorata si accrescerà negli anni giovanili alla scuola di San Paolo della Croce. La vocazione al sacerdozio si può concretare con la guarigione dalla malattia, ottenuta per intercessione della Madonna e si inizia con il pellegrinaggio a Loreto. Dagli scritti e dalle omelie del giovane sacerdote, del vescovo arcivescovo a Spoleto e ad Imola si rileva continuamente questa filiale devozione. Sono stati ricordati gli accenti manifestati nell'esilio a Gaeta ed a Napoli in tutti i suoi pellegrinaggi alle sacre immagini venerate nei vari luoghi. Come anche è stata ricordata la visita a Gaeta del santuario della Grotta, ove ha l'ispirazione di proclamare il dogma della Immacolata Concezione, e come egli recandosi a visitare la chiesa del Gesù Vecchio a Napoli lascia questo scritto: "Pio nono dichiara di mettersi sotto la protezione di Maria Inmacolata". La definizione poi di questo dogma segna il momento culminante della sua devozione mariana, di tutto il suo pontificato ed anzi di tutta la storia della Chiesa. Dal cielo viene la conferma della sua felice azione mariana con le apparizioni di Lourdes e con il miracolo a Sant'Agnese. E la Madonna Addolorata ed Immacolata conforta il grande pontefice nei tempi tristi della Chiesa e del suo calvario.
Scrive il Pedrini (8): a "L'epiteto che maggiormente si addice al pontefice Pio IX è certamente quello di "Papa dell'Immacolata"; ma a fianco di questo si potrebbe, a buon diritto, ritenere di porre anche quello di "Papa del S. Cuore"". Si può pensare che questa devozione egli l'abbia appresa dalle ginocchia della madre e l'abbia professata nella scuola dei Padri Scolopi di Volterra. E' certo comunque che il giovane sacerdote Mastai nel Sacro Cuore fonda il suo apostolato. E' membro dell'arciconfraternita dei Sacconi, chiamata Arciconfraternita del S. Cuore di Gesù e che fin dai suoi primi anni ha le sue cure per la confraternita del S. Cuore di Senigallia. I suoi primi discorsi hanno per tema questa devozione e si ricordano due predicazioni di tridui sul Sacro Cuore di Gesù. A questo Sacro Cuore egli si richiama spesso negli esercizi al Noviziato dei gesuiti. Sulla stessa argomento fa una omelia a Spoleto, portando come pastore al suo popolo il concetto di fondo sulla sofferenza e passione di Cristo: questo discorso è qui portato integralmente alla fine di questo punto. Egli mostra il suo interessamento alla fondazione dell'istituto delle Adoratrici del Sacro Cuore di Gesù nel monastero di Sant'Agostino di Lugo di Romagna e manifesta la sua consolazione nel "vedere preferita - come dice - la mia diocesi per segno di predilezione del Sacro Cuore " (9). Come papa poi egli ha modo di manifestare più solennemente la devozione al Sacro Cuore. "Prende nuovo impulso la devozione al S. Cuore (...): se talora questo culto assunse chiare tinte legittimistiche, nazionalistiche, temporaliste, visibili in alcuni canti e in qualche manifestazione dove il vessillo del S. Cuore era levato in alto dai fautori della restaurazione monarchica e borbonica in Francia, nelle sue forme migliori esso costituì uno stimolo efficace ad un'autentica riscoperta del Cristo, una risposta al laicismo naturalista ed individualista, un incremento del genuino spirito di riparazione " (10) Nel 1856, assecondando il voto del mondo cattolico, egli approva il decreto di estendere e rendere obbligatoria la festa liturgica del Sacro Cuore di Gesù. Nel 1864 altro avvenimento, che allarga questa devozione, è la beatificazione della visitandina di Paray-le-Monial venerabile Margherita Maria Alacoque, di cui già prima del pontificato aveva letto la vita. Nel 1875, anno bicentenario dell'apparizione alla beata Margherita, su richiesta di molte nazioni, in particolare della Francia, consacra tutta la Chiesa al Sacro Cuore di Gesù.
Come già detto sopra, si riporta qui dalla pubblicazione dell'Alberoni (11) il discorso pronunciato a Roma dal Mastai, già vescovo di Spoleto: indulgendo al tono oratorio proprio del tempo, si trova qui il solido fondamento della devozione, ben lontana da qualsiasi sentimentalismo.
"Il Cuore di Gesù è contemplato nella sua vita mortale, ma soprattutto nel dolore del Getsemani, nella morte e nella risurrezione. - Tutta la vita del Signore, fin dalla nascita, è stata umiliazione e sofferenza, ma al Getsemani il dolore è massimo: questo adorabile Cuore è attanagliato dalla paura, dall'angoscia, dalla ripugnanza; è come assalito da bestie feroci che cercano di sbranarlo. - Tutti i peccati degli uomini sono presenti in quel momento; egli li vede, ad uno ad uno, ne assapora l'amarezza e la perfidia; pesano sopra di lui come un carico oneroso e nauseante. - I tormenti di quella notte, l'ingiustizia che avrebbe subìto, la cattiveria dei sacerdoti, la crudeltà dei carnefici, l'ingratitudine del popolo, l'infedeltà dei suoi discepoli e perfino l'apparente abbandono del Padre celeste: tutto gli è innanzi e il suo cuore sembra impazzire. - Ma il suo dolore, il suo tormento è accresciuto ancor più dal pensiero che tanti uomini, per i quali egli pativa così atrocemente, per i quali andava incontro alla morte, sarebbero rimasti insensibili e avrebbero reso vana tanta sofferenza. - E questo pensiero che fa accelerare i battiti del suo cuore, è tale angoscia che si manifesta anche fisicamente attraverso il sudore di Sangue. - Ebbene il nostro comportamento, nei confronti di Gesù, deve prendere lo stimolo dall'atteggiamento di Gionata rispetto all'amico David: tanto più lo vedeva odiato da Saul tanto più egli si sentiva spinto ad amarlo con generosità totale. E allora se parecchi trascurano il Cuore di Gesù, se tanti lo odiano noi dobbiamo amarlo di più, dobbiamo impegnarci a seguirlo, senza temere gli attacchi dei suoi nemici. - I1 Cuore di Gesù nella passione dovette subire dolori strazianti, ma una volta morto diventa sorgente di eterni misteri. - Se è vero che non c'è amore più grande di quello di colui che dona la vita al fratello, è anche vero che per comprendere l'amore del Signore non ci si può fermare a questa semplice considerazione. - Occorre penetrare nei suoi misteri, come il sommo sacerdote dell'antica alleanza il quale aveva il privilegio di entrare nel santuario del tempio. Ebbene è proprio il colpo della lancia (come ci ricorda S. Bonaventura) che aprendo l'entrata verso questo Cuore divino, c'invita a meditare sui grandi misteri della nostra fede. - Come la donna, sposa dell'uomo, è stata creata dal lato di Adamo dormiente, così dal costato di Cristo Gesù, morto per noi, è formata la santa Chiesa di Dio, la Sposa immacolata, ristorata col bagno salvatore, lavata dal sangue dell'Agnello. - Questa Chiesa esce ammantata di luce, come Mosè che scende dal monte, ma non con le tavole della legge - la cui lettera uccide - ma con i santi vangeli, che danno la vita. - Questa Sposa bellissima esce maestosa dal Cuore di Gesù e si siede sopra un edificio magnifico, sostenuto da sette misteriose colonne; da ogni colonna sgorga una fonte di acqua viva per la vita eterna: bellissima immagine dei sacramenti e della loro potenza vivificante e trasformatrice. - Se entriamo in questo edificio, così è rappresentato il Cuore di Gesù, troviamo le virtù, vergini fanciulle, che fanno corona al loro Signore: la vigilanza, la povertà di spirito, la purezza del cuore, la prudenza, la moderazione, la docilità, la sofferenza; e poi - come fedelissime e predilette -: l'amore, la dolcezza, l'umiltà, virtù sconosciute agli austeri e superbi filosofi, e rivelate ai piccoli; virtù carissime al Cuore di Cristo, da lui amate e desiderate; virtù che ritroviamo in maniera eminente nella Vergine Madre di Dio. - E tutti i giusti possono entrare in questo edificio purché si accostino con ardente carità; e una volta penetrate in quel santuario le caste anime innamorate rimangono incendiate dalle fiamme vivissime e dal fuoco dell'amore di questo Cuore santissimo. Di tale inestinguibile incendio di carità che viene da Dio, perché Gesù stesso è Dio, nasce quel vincolo indissolubile di perfezione per cui i fedeli sanno di essere una sola cosa con Cristo, e nulla, né la morte, né qualunque potenza terrestre o celeste può separarli da lui. - I1 Cuore di Gesù, compiuta con la sua morte l'opera della nostra salvezza, doveva ormai essere glorificato. Ma tale partenza, anche se è carica di speranza perché il Signore è andato a prepararci un posto, genera tuttavia in noi tristezza. - Infatti ora con i nostri sensi terreni non possiamo più avere l'esperienza diretta ed umana del suo amore. Gesù se ne parte e la terra perde il suo conforto, il suo riparatore, il suo maestro; perde la presenza corporale del Dio fatto uomo, che era la gioia beatificante di tutta l'umanità. Ma se Gesù viene glorificato e quindi non è più visibile sulla terra è anche vero che egli continua a vivere con gli uomini, anzi ha posto le sue radici in mezzo ad essi: attraverso il mistero eucaristico egli, vivo e vero, rimane con noi. Ecco il risultato di una serie di prodigi che il Signore ha operato e continua ad operare: è in cielo con il Padre e nel medesimo tempo in mezzo a noi; in cielo nella pienezza della luce, svèlato e contemplato dai santi e dagli angeli, qui in mezzo a noi velato nei segni misteriosi del pane eucaristico; in cielo nostro mediatore ed avvocato presso il Padre, in terra nostro cibo e bevanda; in cielo agnello del Padre sedente sul trono glorioso, in terra agnello degli uomini sacrificato sopra gli altri; in cielo riceve omaggi e lodi dei beati, in terra riceve il nostro affetto, gioisce delle nostre visite, raccoglie i nostri desideri, ci osserva dal tabernacolo, se siamo pronti a rispondere al suo amore che ci chiama. - Egli è in cielo per il nostro vantaggio, per ottenerci ogni grazia dal Padre. - Grazie di conversione. E' lui che ispira lo spirito del timore che turba il peccatore nella sua strada di perversione; lo spirito di compunzione che lo affligge nella caduta, lo spirito di umiltà che gli mostra la sua profonda miseria. E' lui che ispira lo spirito di vigilanza e di orazione che lo fa gemere, lo fa implorare, lo fa combattere; lo spirito di giustificazione che lo converte e lo cambia. - Grazie di perseveranza. Egli anima il giusto a combattere, lo sostiene nella lotta, gl'ispira la diffidenza di sé, fortifica i suoi progressi nella virtù, e con la grazia conduce a compimento la grande opera della santificazione. - Grazie di pazienza. Dal seno della sua gloria vede i suoi amici nell'amarezza e nel pianto; li compatisce, addolcisce i loro mali, li conforta e corona la loro infermità e la loro fede. - Grazie di penitenza. E' lui che ispira il disprezzo delle cose che passano, che ci consola nelle difficoltà, che ci dona la gioia di affrontare i sacrifici e le mortificazioni che umanamente ci sarebbero ripugnanti. - Grazie di carità e di amore. Egli ama il Padre ed è riamato da lui, e questo mutuo amore lo comunica alle anime a lui care e fedeli. E così sostenuti i devoti del Cuore SS.mo di Gesù desiderano compiere soltanto la volontà di Dio. Possiamo allora verificare continuamente che Dio Padre per mezzo di Gesù - come dice l'apostolo Pietro - ci ha fatto doni preziosi e grandissimi, superiori ad ogni nostra aspettativa. - Questo Cuore dunque è adorabile nella sua vita terrena e durante la passione; è adorabile nel suo stato di morte; è adorabile ora glorioso in cielo. - Supplichiamo il Signore perché ci conceda il suo dolce Cuore e ci permetta di raccoglierci in esso, perché solo lì troveremo il luogo sicuro di difesa nella lotta che dobbiamo sostenere contro il male. Potremo allora avere l'audacia di ripetere con il serafico S. Bonaventura: se io fossi stato al posto di quella lancia che gli aprì il costato e gli passò il Cuore non avrei mai voluto uscire di là, ma avrei osato dire: questo è il luogo del mio riposo, non lo lascerò giammai perché l'ho scelto per sempre. - Sia dunque il Cuore di Gesù la nostra più fervida devozione affinché egli dimori in noi e vi rimanga per la beata eternità".
Beatificazioni e canonizzazioni di Pio IX
Pio IX è il papa che innalzò più santi e beati all'onore degli altari. Il Palazzini, notando ciò, si domanda: "C'è una logica "piana" in queste beatificazioni e canonizzazioni da lui fatte?" (12) Alla domanda risponde lo stesso Pio IX. Nel febbraio 1867 gli era stato chiesto: "Perché fare tanti santi?" ed egli in una visita al convento dei Cappuccini risponde: « Ho ricevuto testé un opuscolo col titolo: Perché tanti santi? Mai abbiamo noi avuto tanto bisogno, d'intercessori in cielo e di modelli in terra". Aggiunge poi, alludendo alla esposizione universale di Parigi, dove accorreva tanta gente da tutte le parti del mondo ed anche tanti sovrani, come Guglielmo I di Prussia, il re di Svezia e lo zar di Russia: "L'uomo non è stato posto sulla terra per arricchire, molto meno per godere. Il mondo non sa ciò, dimentica lo spirito e si consacra alla materia. Questo mondo di cui parlo, non son io, né voi che mi ascoltate: voi siete venuti qui per lo spirito e con buono spirito... Perciò spero che ve n'andrete dalla città santa con una salutare impressione. Deh! miei cari figli, ricordatevi che avete un'anima... un'anima creata all'immagine di Dio e che Dio giudicherà! Occupatevi di lei, ve ne scongiuro, più che di speculazioni, di industria, di vie ferrate e di tutte quelle miserie che costituiscono i beni di questo mondo. Non vi vieto già d'interessarvi di questi beni che passano, purché con giusta misura; ma ricordatevi, ve ne scongiuro di nuovo, che avete un'anima!..." (13).
Ma oltre questa ragione generale delle tante beatificazioni e canonizzazioni di Pio IX (maggiore bisogno sentito nei tempi degli intercessori in cielo e dei modelli in terra), ci sono altre ragioni particolari, che il citato Palazzini analizza ed assegna nelle varie cerimonie. Egli anzitutto osserva l'arco di tempo, in cui sono vissuti i beati ed i santi, tempo che va dalla fine del secolo XVI ad oltre la metà del secolo XVIII; e la sfera geografica, che si estende da Roma a tutta l'Europa (Italia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Francia, Polonia, Germania, Boemia e Ucraina), all'America Latina (Equatore) ed all'Asia (Giappone). Il catalogo riguarda tutte le età fino ai fanciulli con 222 beatificati in 16 cerimonie di beatificazione tra il 1851 ed il 1867 e 52 canonizzati in 2 cerimonie di canonizzazione (8 giugno 1862-29 giugno 1867) (14),
Le cerimonie più solenni di queste beatificazioni e canonizzazioni sono quella della Pentecoste dell'8 giugno 1862 e quella del 29 giugno 1867 nel XVIII centenario del martirio dei santi Pietro e Paolo a Roma. Della prima si è parlato nel capitolo I, avvenuta alla presenza di tanti vescovi da tutto il mondo, testimoni della situazione romana in quegli avvenimenti politici: nel giorno seguente (9 giugno) i vescovi rivolgono un indirizzo al papa assistendolo nella preghiera, ascoltandone i decreti e confortandone il reggimento. Anche nella seconda si cerca l'occasione "per curare manifestazioni di unità attorno alla Chiesa... alla glorificazione dei 19 martiri di Gorcum e dei santi Giosafat Kuncewyez, Pietro d'Arbués, Paolo della Croce, Leonardo di Porto, Maurizio, Germana Cousin, Maria Francesca delle Cinque Piaghe. Cercò allora di rendersi conto dei principali problemi della Chiesa" e per questo monsignor Ludovico Iacobini, segretario della Commissione di disciplina della S. Congregazione del Concilio, indirizza ai vescovi una circolare per chiedere la risposta a vari quesiti (15). Il cardinal vicario nell'Invito Sacro annuncia: "Il 29 giugno sarà quest'anno il giorno più memorabile nei fasti di Roma Pontificale, per doppio titolo di esultanza: il diciottesimo Centenario del trionfale martirio dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo e la solenne canonizzazione di 25 beati. Roma pagana disconobbe con la vera religione la vera virtù e ne pose a morte i due primi Campioni. Roma cristiana, di concerto agli onori 18 volte secolari, che ad ambo i Principi degli Apostoli tributa con tutto il mondo fedele, esalta per giudizio apostolico, altri eroi, che figli della stessa fede, parteciparono in varia forma alla stessa grazia di santità" (16), Alla grande celebrazione nella basilica di San Pietro sono presenti Francesco II re delle Due Sicilie, l'infante di Portogallo, donna Isabella Maria, e 44 cardinali (17). Il 1° luglio, seguente alla canonizzazione, Pio IX ritorna sul proposito di indire un concilio ecumenico (18), già annunziato il 26 giugno.
Queste numerose beatificazioni e canonizzazioni sono nell'ambito apologetico dell'alta funzione della Chiesa. Anzitutto si vuole far risaltare la santità della Chiesa nella vita eroica dei suoi membri, comprovata dai miracoli.
Nell'elenco prevale il numero dei martiri, il cui sangue è seme dei cristiani. Si riscontrano i martiri del primato, che difesero l'ortodossia e l'unità della fede nelle strutture fondamentali della Chiesa, e cioè: i 19 martiri di Gorcum impiccati a Brielle il 19 luglio 1572 dai calvinisti; il boemo Giovanni Sarkander morto in carcere il 27 marzo 1620; l'ucraino Giosafat Kuncewyez, vittima dell'odio scismatico il 12 novembre 1623; il polacco Andrea Bobola beatificato il 30 ottobre 1853 ed oggi santo; Pietro d'Arbués, vittima di falsi cattolici il 15 settembre 1485, in cui la ratio martyrii è l'odio alla fede. Ai martiri della vecchia Europa si aggiungono quelli delle nuove chiese: Giovanni di Britto martirizzato il 4 febbraio 1693 ad Oriur in India: i 26 martiri giapponesi canonizzati l'8 giugno 1862, crocifissi e trafitti a Nagasaki, e gli altri 205 martiri giapponesi, uccisi in varie parti del Giappone, beatificati il 6 giugno 1867.
L'elenco dei beati e santi, glorificati da Pio IX, anche se corrisponde a scelte personali, riguarda sempre il bene maggiore, la gloria maggiore della Chiesa. Così i santi ed i beati, di cui aveva respirato l'aria nella sua gioventù romana: i già ricordati santi Leonardo da Porto Maurizio e Giovanni Battista de Rossi ed i beati Giovanni Leonardi, Benedetto Giuseppe Labre e Benedetto Passionei.
Sono glorificati da Pio IX, per il suo amore alla mistica: gli spagnoli beato Giovanni Grande di Cormona, dagli Ospidalieri di San Giovanni di Dio, e san Michele dei Santi di Vich, trinitario scalzo; santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, napoletana, e la beata Maria degli Angeli dei conti Fontanella di Torino, carmelitana scalza; la contadinella Germana Cousin; la grande mistica, apostola del Sacro Cuore, la beata Margherita Maria Alacoque, la cui «beatificazione coronava tutta una corrente di pietà cristiana, correttiva del gelo diffuso dal Giansenismo » (19).
Anche come segno di benevolenza alla Compagnia di Gesù, Pio IX procede a tre beatificazioni: Giovanni Berchmans, modello della gioventù studiosa; Pietro Claver, servo perpetuo degli Etiopi ed apostolo degli schiavi negri: Pietro Canisio, ora dottore della Chiesa.
"Ma il santo verso cui Pio IX sentì maggiore trasporto di devozione tanto da portarlo alla beatificazione (1853) ed alla canonizzazione (29 giugno 1867) per un insieme di motivi, che certo vanno oltre la devozione personale, fu Paolo della Croce, il mistico della Croce, maestro di spirito e missionario, fondatore dei Passionisti" (20).
Slancio missionario
Pio IX, oltre che il papa dell'Immacolata ed il papa della devozione al Sacro Cuore, potrebbe anche chiamarsi il papa delle missioni insieme con l'omonimo di Pio XI, due papi che rappresentano i periodi del maggiore slancio missionario.
Il giovane sacerdote Giovanni Maria Mastai Ferretti inizia la sua carriera ecclesiastica appunto come missionario. E' già stato rilevato, nel primo volume, il suo comportamento di missionario più che di diplomatico, nella missione al Cile. Di qui non avrebbe voluto allontanarsi e ritornare a Roma per poter portare il vangelo agli Indios (21), Era arrivato al punto di scrivere il 27 aprile 1824 con libertà al cardinal Carlo Odescalchi: "Se non fosse Cardinale lo inviterei a venire agli Indiani " (22); ed aveva scritto allo stesso cardinale: "A quest'ultime (le missioni) veramente tendevano i miei desideri, quando la prima volta sentì discorrere in Roma del Cile e gli affetti che in me allora si risvegliarono non avevano altro di mira che Indiani, pellegrinaggi, ecc." (23). Simili affetti di zelo acceso per l'evangelizzazione degli indiani sono frequenti nel suo Diario. Dopo il suo ritorno dall'America manifesta il suo rammarico di non aver potuto svolgere questa missione e come vescovo a Spoleto ed a Imola si dedica energicamente all'azione missionaria e qui a Imola nel 1837, primo tra i vescovi d'ltalia, istituisce l'Opera della Propagazione della Fede, indirizzando una lettera pastorale alla diocesi. Uno dei suoi primi atti di sommo pontefice è il breve del 18 luglio 1846, in cui approva l'Opera della Santa Infanzia.
I suoi tempi sono maturi per questo slancio missionario. E' in atto una reazione agli sconvolgimenti sociali, provocati dalle guerre e dalle rivoluzioni dei primi decenni del secolo XIX, che avevano favorito l'abbandono dei governi cattolici per delle missioni. L'Africa e l'Asia si aprono, come alle colonizzazioni, anche all'evangelizzazione missionaria. Nel 1820 a Lione Paolina Jaricot fonda l'Opera della propagazione della fede. I papi stessi, predecessori del Mastai avevano sentito l'urgenza di tale evangelizzazione. Leone XII aveva invitato i sacerdoti secolari ad entrare nel numero dei missionari. Pio VIII, pur malaticcio, oltre che nell'attività diplomatica, si era attivamente interessato delle missioni straniere (24) Gregorio XVI aveva visto svilupparsi grandemente l'attività missionaria ed anche aveva auspicato la fondazione di un istituto per le missioni estere in Italia.
Grandi e storiche fondazioni missionarie si hanno sotto il pontificato di Pio IX. In Francia il venerabile Francois Libermann, superiore generale delle due congregazioni, fuse nel 1848, del Santo Spirito e del Sacro Cuore di Maria, si adopera per inviare molti missionari fra i neri; Charles-Martial Lavigerie, poi cardinale, istituisce nel 1868 i Padri Bianchi, particolarmente benemeriti nelle missioni in Algeria, nel Sudan e nell'Africa equatoriale. Nel Belgio Teofilo Verbist fonda a Seheut la Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, favorita dal cardinal Stercks, nel 1862, con scopi esclusivamente missionari, particolarmente per le missioni in Cina e nella Mongolia. In Inghilterra Herbert Vaughan, poi cardinale, celebre costruttore della cattedrale di Westminster, fonda il collegio missionario di Mill Hill, nel 1866. In Olanda il beato Arnold Janssen nel 1875 apre a Steyl una scuola per la formazione di futuri missionari e qui sorge la Società del Verbo Divino. Dalla Polonia Maksymilian Ryllo parte per l'oriente con una spedizione missionaria nell'Africa, fissando la sede a Khartoum. In Italia si hanno celebri missionari contemporanei: il cappuccino Guglielmo Massaja, poi cardinale, apostolo della Etiopia; san Giustino De Jacobis, il primo ad istituire un collegio per il clero indigeno, ordinato vescovo dal Massaja, ordina a sua volta sacerdote il beato Ghebrè Michael, indigeno martirizzato; Angelo Ramazzotti, poi vescovo di Pavia e patriarca di Venezia, fondatore nel 1850 del Pontificio Istituto delle Missioni Estere (PIME); Daniele Comboni, apostolo della Nigrizia; Giovanni Cagliero, poi cardinale, apostolo in Argentina ed in Patagonia. Merita fermarsi sugli ultimi tre per i contatti particolari con Pio IX.
A parte il desiderio, di cui si è parlato, del papa Gregorio XVI di un istituto in Italia per le missioni estere, lo stimolo concreto per questa fondazione viene da Pio IX. Ciò si legge nell'opera dello Scurati sulle Memorie dell'Istituto: "Nel novembre del 1847, Mons. Luquet, Delegato Apostolico in Svizzera (per la questione del Sonderbund) essendo venuto a Milano, per parlare con S.E. Mons. Romilli, di fresco innalzato a questa Sede Arcivescovile, né avendolo trovato, si recò a Rho al Collegio dei RR.PP. Oblati, presso i quali S.E. l'Arcivescovo s'era ritirato pei Santi Esercizi. Fu ricevuto dal Patriarca (Ramazzotti), allora Superiore del Collegio, cui narrò com'era venuto per comunicare all'Arcivescovo il desiderio del S. Padre di aprire un Seminario di Missioni Straniere, fiducioso nel concorso dei Vescovi. Il voto del Supremo Pastore fu bene accolto da S.E. che rispose al Prelato: Mi metta ai piedi di Sua Santità: ch'Ella manifesti i suoi desiderii ed io non sarò certamente l'ultimo ad assecondarli. Il Patriarca approfittò dell'occasione, per rendere meno ridicola (sono sue parole) la premura di formare questo Seminario" (25), Il Ramazzotti si mette subito all'opera e, dato il messaggio papale, non gli sembra più "ridicola " l'istituzione del seminario per le missioni estere. Ma per questo c'è un forzato rinvio per le vicende politiche di quei tempi fino a che egli nell'ottobre 1849 dirige i santi esercizi ai missionari di Rho per ottenere i lumi dal Signore per il suo progetto. I1 giorno 28, terminati gli esercizi, si reca alla Certosa di Pavia per parlare con il padre Supriés già missionario in India, al quale espone il motivo della sua visita. Il padre Supriés gli dice di mettersi lui stesso alla direzione dell'opera, sicuro del permesso dei superiori. Ma mentre alla Certosa si discute della fondazione, Francesco Giuseppe, imperatore d'Austria, nomina il Ramazzotti vescovo di Pavia. Nella scelta del direttore viene designato don Giuseppe Marinoni, che rimarrà nella direzione fino alla morte; essendo questi parroco di San Michele a Ripa in Roma, con difficoltà monsignor Ramazzotti ne ottiene il rilascio dal cardinal Tosti. Pio IX, che si trova in esilio a Gaeta, riceve almeno due volte il Ramazzotti nell'estate 1850 e può benedire l'imminente nascita dell'istituto milanese. Si ricordano particolarmente due brevi pontifici: l'uno del 30 agosto 1851, in occasione della udienza del 21 precedente, quando i giovani missionari, Reina e Salerio, avevano presentato una lettera dell'arcivescovo, al quale il papa risponde approvando e benedicendo la nuova fondazione; l'altro del 10 luglio 1852, diretto sempre all'arcivescovo, in seguito alla partenza di cinque sacerdoti missionari milanesi per l'Oceania (26). L'azione di Ramazzotti e di Marinoni e la collaborazione dell'episcopato lombardo diede a Pio IX "soddisfazione e piacere... nell'apprendere essersi già dato principio ad una sì pia ed utile istituzione, che ardentemente bramava veder effettuata " (27),
Su Pio IX e la Nigrizia si hanno le relazioni, che il Comboni, erede dell'ideale di don Nicola Mazza fondatore di una comunità missionaria a Verona, ha redatto in terza persona negli Annali della Associazione del Buon Pastore, portavoce dell'Istituto delle Missioni per la Nigrizia (28), " Il primo che veramente siasi preso a cuore gli interessi della Nigrizia è stato Pio IX. Fu sotto gli auspici di Lui che ha avuto principio e sviluppo quella santa azione cattolica, per la sua morale e civile rigenerazione, la quale ha dato fino ad ora sì bei frutti e ne promette di migliori in avvenire. (...) Fino a1 Pontificato di Pio IX la Nigrizia rimase sepolta nell'oblio. Si è pensato a tutto, ed a tutti, meno che a rigenerare quella schiatta infelice. (...) Gregorio XV1 aveva studiato un piano di azione apostolica diretto a conseguirne la rigenerazione direttamente, ma la morte non gli lasciò il tempo di tentarne una prova. Questo compito era riservato all'immortale Pio IX ", (29), I1 quale nel 1867 riceve con amabilità la prima carovana di fanciulle africane e durante il Concilio Vaticano accetta il postulatum del Comboni, che poi il 26 maggio 1872 viene nominato Provicario dell'Africa Centrale con le ampie facoltà. In occasione del giubileo pontificale del papa i giovani cristiani neri offrono doni in una spedizione di sette pezzi d'oro, dodici d'argento e dieci di rame. Molti sono gli incontri del Comboni con Pio IX. I1 primo è del 20 dicembre 1860, quando era superiore don Nicola Mazza. Seguono quattro udienze papali nel settembre-ottobre 1864 per l'interessamento al "piano" missionario. Altre udienze si hanno nell'anno 1865. Memorabile è l'udienza del 29 marzo 1867, in cui Pio accoglie ai suoi piedi la prima colonia nera dell'Africa Centrale, di cui si è accennato. I1 Comboni stesso ne fa una lunga relazione negli Annali della Società dell'anno 1866. Le morette sono dodici (la tredicesima era ammalata) e sono ricevute nei giardini vaticani. Il papa si mette a conversare con esse familiarmente e quasi sembra non volersene staccare; le porta intorno a vedere i giardini ed i bei pesci del laghetto del Belvedere. I1 Comboni alla fine della relazione commenta: "Anche Pio IX si fa piccolo coi Neri. Li chiama ai suoi piedi, si degna parlare con loro, si fa istruire da loro circa le loro tribù, circa i loro paesi, le loro condizioni di vita, le loro perdute sorelle e fratelli, trova la sua gioia precisamente in questo di versare sopra di loro le sue grazie, le sue benedizioni, i suoi benefici, la sua bontà; il consola, li incoraggia, addita loro la via della vera vita. Egli dà pienamente a loro l'esempio mirabile del Vangelo Sinite parvulos venire ad me" (30).  
La benedizione di Pio IX scende anche sulle missioni salesiane. La Società Salesiana di San Giovanni Bosco ne conserva particolare ricordo nelle prime missioni di Buenos Ayres e di Montevideo, nei luoghi stessi del sogno missionario giovanile del pontefice. Qui gli antichi istituti di Almagro e Colón sono intitolati per eterno amore a Pio IX. Nel 1877 la Chiesa universale celebra il cinquantesimo anniversario dell'episcopato del papa. In quell'anno stesso avviene la terza spedizione salesiana nell'America meridionale. La coincidenza conferma il legame tra il capo della Chiesa ed il fondatore della congregazione salesiana. Il 9 dicembre 1877 don Cagliero presenta al papa questa spedizione: sono 18 missionari tra preti, chierici e coadiutori, cui è affiancato un gruppetto di suore Figlie di Maria Ausiliatrice, guidate da santa Maria Domenica Mazzarello. Il papa entra nella sala delle udienze in sedia gestatoria, dalla quale non può scendere per le forti enfiagioni e ulcere alle gambe, che gli impediscono stare in piedi. Vedendo il gruppetto salesiano si rianima e pronuncia il suo discorso tutto per loro, risvegliando nei loro cuori sentimenti di amore e di devozione. Scrive don Giuseppe Vespignani, uno di quegli intrepidi pionieri della fede: "Poi diede a tutti noi inginocchiati l'apostolica benedizione. Noi eravamo profondamente commossi. Guardavamo la paterna figura del Pontefice e Padre Santo, come estatici. senza saper che dire, tanta era la foga degli affetti e il sentimento della nostra venerazione. - Allora il Papa volle girare attorno per dare la comodità ad ognuno di avvicinarglisi e baciargli il sacro anello, e per rivolgerci qualche parola. Con tutta l'effusione dell'animo gli baciammo uno per uno la destra, mentre di bel nuovo ci benediceva individualmente " (31).
Già nel secondo volume, nel capitolo su Pio IX e gli Stati sovrani, si è parlato della sua azione missionaria nell'Europa e nell'America e si è parlato anche del patronato del Portogallo su Goa. Ora è necessario un accenno di questo slancio missionario riguardo ai cristiani di oriente. Qui le difficoltà si hanno da due parti: da Roma, dove le Congregazioni hanno la tendenza accentratrice di latinizzare quelle regioni, e da queste regioni, dove invece si insiste sull'autonomia e sulla difesa dei privilegi. Pio IX vuole la concordia e la uniformità nella disciplina e non la latinizzazione. Egli dice esplicitamente: "amo i riti orientali, e voglio che siano conservati intatti. La varietà dei riti è uno dei grandi ornamenti e delle glorie dell'unità della Chiesa cattolica. Io amo tutti i miei figli senza distinzione di nazione, di lingua, di rito; e ardentemente bramo che questo amore sia corrisposto, e renda più stretta che mai l'unione fra il capo e le membra. Le mie parole si dirigono specialmente a voi, orientati, verso i quali so che di questi giorni (marzo 1870) furono fatti degli sforzi per istaccarvi da me e da questa Santa Sede. Invece state sempre strettamente uniti con me, e non vi lasciate vincere da consigli e suggerimenti che vi possono venire da coloro che sono nemici della Chiesa, e che non vogliono il vostro bene " (32).
Particolari difficoltà vengono anche dalla tutela francese nelle chiese orientali. La Santa Sede cerca allora contatti diretti con le chiese stesse e con l'impero ottomano. Per ottenere questo scopo viene creato agli inizi del pontificato di Pio IX il patriarcato latino di Gerusalemme, cui viene designato mons. Valerga, che insieme ha l'incarico di rappresentare a Costantinopoli la Chiesa come delegato apostolico. Maggiori difficoltà si hanno nel 1867 con la bolla Reversurus sulla nomina dei vescovi: il patriarca viene autorizzato a proporre una lista di candidati, sui quali il papa ha libera scelta; inoltre il neo-eletto non può esercitare la giurisdizione senza la previa conferma pontificia; infine l'eletto è obbligato alla visita ad limina come segno concreto di dipendenza da Roma. Di qui nascono gravi scontri, specialmente durante il Concilio Vaticano. Ferme riserve vengono fatte dal patriarca maronita Mas'ad; il patriarca Arqous siro offre le sue dimissioni; per l'assenza del patriarca Hassun armeno si rischia lo scisma; mons. Audo per le sue ingerenze nella chiesa indiana del Malabar viene energicamente richiamato. Ma questi scontri si risolvono tutti pacificamente e la causa dell'unità della Chiesa si svolge positivamente. Celebre al riguardo è il caso di Gregorio II Jussuf Sayyur (33), patriarca melchita di Antiochia. Questi, durante il Concilio Vaticano, avrebbe subito un affronto grave da Pio IX, che, mentre lui si abbassa a baciargli i piedi, gli avrebbe
messo il suo piede nella nuca dicendo: "Gregorio, testa dura". Il fatto, tramandato oralmente, viene raccolto dal successore Massimo IV che lo riferisce alla Congregazione dei Riti in merito alla causa di beatificazione di Pio IX, perché ne indagasse la verità. Lo Snider studia il caso: nota che non esiste alcun documento scritto e che solo avrebbe la conferma dal fatto che quel patriarca non si è più recato a Roma durante il pontificato di Pio IX. L'insigne avvocato riesce a collocare l'episodio al 24 marzo 1870, quando il papa pronuncia quelle parole qui sopra riportate, cui segue la sottomissione e la promessa di obbedienza dei vescovi orientali presenti. Si avvicina per la promessa anche il patriarca melchita, che viene indicato da Pio IX ai prelati con le parole: "Questo è il più duro". Il patriarca comprende l'italiano e in questa lingua ribatte: "Beatissimo Padre, sono il più duro, è vero, ma lo sono perché mi preme la salute delle anime". Nella lettera dell'8 febbraio 1871 così aderisce alle decisioni del concilio: "Non esito di manifestare la mia illimitata adesione, ed il mio compiuto sentimento a quanto insegna la Chiesa cattolica in tutti i suoi concilii, compresovi il Concilio Vaticano e la IV sessione. Io tengo per fede tutti i dogmi definiti dalla stessa Chiesa, compresovi quello della infallibile autorità dottrinale del capo visibile della Chiesa di Cristo. All'autorità ed alle doti del successore di Pietro io non mi sono giammai opposto, né mi opporrò, anzi io ho cercato, e cercherò sempre di farle note, e renderle amabili al popolo a me affidato. Dunque la mia fede è quella stessa che professa la sede di Pietro; ed in questa fede voglio colla divina grazia vivere e morire, perché è la vera, è l'unicamente vera fede, fuor della quale non vi è salute " (34). La ragione del fatto, per cui non si è recato più a Roma, non riguarda il papa ma il cardinale Barnabò, segretario di Propaganda Fide, che non credeva alla sincerità del patriarca irritato per tale diffidenza e preoccupato per la progressiva latinizzazione.
Il decreto sulle virtù eroiche del venerabile Pio IX così sintetizza la sua prodigiosa operosità pastorale (35): "Riprodusse nella sua vita l'immagine del vero Pastore non solo custodendo e alimentando il gregge a Lui affidato, ma aumentandolo grandemente. Nel corso degli anni del suo Pontificato ingrandì la Chiesa in modo mirabile. Oltre ad aver costituito il Patriarcato Latino nella Santa Città di Gerusalemme, eresse 29 Sedi Metropolitane, fondò 132 nuove Sedi Episcopali, 3 Prefetture Apostoliche e 3 Delegazioni Apostoliche. Nelle terre di Missione istituì 33 Nuovi Vicariati Apostolici e 15 Prefetture; ricostituì la Sacra Gerarchia in Inghilterra ed in Olanda. Ebbe una cura speciale per le Missioni e diede ad esse un nuovo impulso, specialmente in America Latina. Donò il primo Cardinale all'America Settentrionale; favorì le tradizioni e i riti della Chiesa Orientale. E manifesto segno del suo favore verso di essa fu la Canonizzazione di San Giosafat Vescovo e Martire. Pose le prime basi della Congregazione per le Chiese Orientali istituendo la sezione autonoma per gli Orientali nella Sacra Congregazione di Propaganda Fide "
 
Polverari A., Vita di Pio IX, Città del Vaticano, 1988, vol. III, pp. 79-98

(1) Bogliolo, I moventi dell’azione pastorale, p. 127
(2) Molti studi sulla spiritualità di Pio IX si registrano recentemente, come quelli di BOGLIOLO e di ALBERONI nei Convegni di Senigallia e quelli di PALAZZINI, ll papa della Croce, SABATTANI, PARENTE, PEDRINI due articoli nella rivista Pio IX. Cfr. particolarmente De heroicitate virtutum in Informatio degli atti processuali, pp. 236-379, e il Decreto sulle virtù eroiche del servo di Dio Pio Nono, di cui al cap. X.
(3) FUSI PECCI, Il papa della speranza, p. 143.
(4) BOGLIOLO, La spiritualità di Pio IX, p. 33.
(5) Idem, p. 42.
(6) Idem, pp. 88-41.
(7) BOGLIOLO, I moventi dell'azione pastorale, pp. 144.
(8) PEDRINI, La devozione al S. Cuore, p. 105.
(9) Ibidem, p. 91.
(10) MARTINA, Pio IX Chiesa e mondo moderno, PP. 118-119.
(11) ALBERONI, PP. 402-405.
(12) PAI.AZZINI, Beatificazioni e canonizzazioni, p. 159.
(13) Cfr. VILLEFRANCHE, I, P. 190.
(14) Gfr. PAEAZZINI, op, cit., pp. 159-160.
(15) PALAZZINI, op. cit., p. 163.
(16) Ibidem, p. 180.
(17) Ibidem, I.c., dalla cronaca in Civiltà Cattolica, VI, XI, pp. 231-235.
(18) Cfr. PAI.AZZIIVI, op. cit., p. 164.
(19) Ibidem, p. 176.
(20) Ibidem, pp. 179-181.
(21) Vol. I, p. 81.
(22) In SERAFINI P. 309: il cardinale risponde che andrebbe alle Indie ma ne era impedito dali'età più che dalla carica cardinalizia.
(23) In SERAFINI, l.C.
(24) Cfr. FUSI-PECCI, Pio VIII, p. 243 " Pio VIII, infermiccio, ritenuto su un letto di dolore per le sue malattie, strappavasi a quello stato di costringimento che cagiona l'uso di un rimedio direi quasi barbaro, per mezzo del quale tentavasi di guarire l'alterata massa di sangue, alzavasi egli arditamente, come fosse chiamato da un irresistibile dovere, quando il fido cameriere annunciavagli che un missionario, a qualunque corporazione appartenesse, attendeva un'udienza ".
(25) Cfr. in Surgo, IV, p. 68.
(26) Cfr. in Suigo, V, PP. 84-86.
(27) Ibidem, p. 87.
(28) Cfr. CHIOCCHETTA, che le riporta integralmente.
(29) CHIOCCHETTA, PP. 198-194.
(30) CHIOCCHETTA, P. 241. Pio IX ha avuto personali rapporti anche con la " Pia Opera del Riscatto " del franceseano genovese Nicolò Olivieri, che con 350 lire italiane di allora (1855) riscattò da un padrone turco la moretta Zenobia, poi monaca clarissa Maria Giuseppina Benvenuti, abbadessa nel monastero di Serradeconti (diocesi di Senigallia), di cui è in corso la causa di beatificazione.
(31) In PEDRINI, La missone salesiana, p. 84.
(32) In SNIDER, P. 239. Sul patriarcato latino a Gerusalemme cfr. MÉDEBIELLE.
(33) Nei testi occidentali tanto il nome quanto il cognome di questo patriarca varia a seconda della grafia della lingua in cui si scrive. Nella Hierarchia Catholica si usa il nome Yousof; cfr. SNIDER, P. 205.
(34) In SNIDER, P. 243.
(35) Cfr. il decreto in Pio IX, XV, PP. 3-10.

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