Scala Santa

La chiesa fu rifabbricata nel 1727 occupando il sito ove nel XV secolo sorgeva l’antica Chiesa di S. Girolamo.

Nell’interno si trova la Scala Santa.

La sua storia è descritta da Dalmazio Pilati nelle opere "Storia di Fabriano" e "Memorie Storiche della Chiesa di S. Onofrio":

L'imperatrice S. Elena , madre di Costantino, tornata nel 326 dalla Terra Santa in Roma, portò con sè vari sacri cimeli della passione di Gesù Cristo e con loro i trentatré gradini che componevano la scala di Pilato più volte salita e discesa da Gesù.

Celestino III nell'anno 1191 ricostruì nel portico di S. Giovanni Laterano la stessa scala, che fu distrutta insieme con la chiesa dal terremoto del 1589.

Con i frantumi, raccolti diligentemente, Sisto V ricostruì innanzi alla cappella detta "Sancta Sanctorum" la scala stessa, ridotta a soli ventotto gradini.

Nel 1769, Fabriano ottenne dal Papa Clemente XIV la concessione di erigere nella Chiesa di S. Francesco (Loggiato), la Scala Santa, composta di quattordici gradini, tre dei quali racchiusero frammenti della vera scala di Ponzio Pilato.

Dopo il 1864 fu trasferita nella Chiesa di S. Onofrio e gestita dalla Confraternita dei Sacconi.

Le prime testimonianze addotte per provare l'autenticità di quest’insigne memoria della Passione sono un passo del Liber Pontificalis del tempo di Sergio II (844-847) ed una bolla di Pasquale II (1099-1119).

Scultore tedesco XIV secolo, Crocifisso.

Già il Molajoli aveva individuato in questa potente e impressionante scultura l'estraneità della sintassi figurativa dal ceppo toscano comunemente inteso, sul quale poggia gran parte della produzione lignea in terra appenninica. "E' stato ritenuto - scrive lo studioso - opera della seconda metà del secolo XIV, e derivazione d'arte tedesca; ma possono vedersi a Sulmona e in qualche chiesa di Puglia esemplari assai somiglianti che sembrano derivare, con questo, da una tradizione d’origine spagnola". In realtà, l'intenso manufatto rientra nel vasto e ampiamente ramificato filone del cosiddetto "Crocifisso gotico doloroso" messo in luce con grande acume dal De Francovich.

Trattasi di un’iconografia d’origine tedesca, che intendeva rappresentare "con immediatezza terrificante un'immagine di pietà e di sofferenza estrema". Tale caratteristica creazione ebbe largo seguito in Europa, dalla Francia, alla Spagna e all'Italia, a partire dalla metà del Duecento e per tutto il secolo seguente. Questo esemplare proviene dalla demolita Chiesa di San Francesco, e la tradizione devota fabrianese lo vuole appartenuto al Beato Francesco Beninveni, morto nel 1322. Ma i suoi caratteri figurativi e stilistici parrebbero procedere verso una più tarda manifestazione, più prossima alla metà del secolo che non ai suoi inizi.

Particolare di un frammento di gradino della Scala Santa