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  • Lunedì 15 Giugno 2009 14:58
  • Ultimo aggiornamento Sabato 20 Giugno 2009 14:18
  • Scritto da David Guanciarossa

La radio in ogni casa

 

Radio in ogni casa

Dal 1915 la ATT (American Telephone & Telefraph) e la WESTERN ELECTRIC Co. poterono effuttuare una prova di telefonia transatlantica. La prima guer­ra mondiale fece progredire le tecnica della radio molto rapidamente, per cui alla fine della stessa si poteva dispor­re di apparecchi ex-militari su cui con­tinuare gli esperimenti. Iniziava l'era del dilettante, o «radioamatore».

La prima radio per macchina
La prima radio per macchina. Visto l'attrezzatura e l'antenna è forse più giusto chiamare
quest'apparecchiatura la prima radio «mobile».
 
radio antenna ombrello
Un ingegnoso ragazzo di Cincinnati utilizza i resti di un ombrello come antenna del suo ricevitore radio minialim. Nel 1929.
Stazione radio
Il primo studio di stazione trasmittente , Pittsburg, 1920.
dinamica
Un manifesto del 1939 sulla «dinamica» della voce di tre personaggi politici: Chamberlain, con la voce più "debole", Hitler e Daladier, con il picco più violento di 45 decibel.
 

Uno di questi amatori era anche ingegnere alla Westinghouse, e nel 1919 aprì a Pittsburgh la stazione BXK. Le sue trasmissioni musicali crearono una vasta richiesta popolare; fu richiesta e concessa una licenza del governo per la creazione di un sistema di radiodiffusione pubblica. La stazione KDKA inaugurò il nuovo servizio nel novembre del 1920, trasmettendo su una lunghezza d'onda di 360 metri. A meta del 1923 esistevano in America più di 500 stazioni con pubblico di due milioni, ma tutto operava sulla stessa lunghezza d'onda: sembrò il finimondo. Fu solo nel 1927 che si istituì la Federal Radio Commission con i poteri legali di controllare la situazione e dare di nuovo inizio ad un incremento ordinato. In Inghilterra invece l'amministrazione delle Poste mantenne il monopolio già operante per la telefonia. Dopo la guerra si. concedetterò licenze per qualche stazione di 10 Watt (una potenza bassissima) e nel 1921 la Marconi ebbe il permesso di trasmettere con 200 watt da Writtle nei pressi di Chelmsford. L'anno successivo si ebbe un trasmettitore alla Marconi House, nello Strand a Londra, e si distribuirono circa 30.000 licenze per ricevitori. Altri interessi commerciali richiesero gli stessi privilegi concessi alla Marconi, cosicchè si venne a creare una situazione difficile, superata poi con la formazione della British Broadcasting Company, della quale facevano parte tutti. I regolamenti delle Poste vietavano la pubblicità, che invece aveva avuto certamente una parte molto grande nella formazione della rete americana. Inoltre. il dividendo fu limitato al 7,5% e la licenza continuò a valere solo fino a tutto il 1926. Infatti, quando arrivò la data della scadenza, la società fu ricostituita come ente pubblico indipendente, le cui entrate erano rappresentate dagli incassi delle licenze per i ricevitori.
Nel 1926 in tutto il mondo esistevano 995 stazioni di cui 170 in Europa» Nel 1930, 1105 di cui 238 europee. Nei 1936, 1929 stazioni (1764 a onde lunghe e media e 165 a onde corte). In Italia la radiodiffusione nacque il 6 ottobre 1924: i radioascoltatori sono 27.000 nel 1927, 85.000 nel 1930, 305 mila nel 1933, 795.000 nel 1937. Cosi non passò molto tempo che l'interferenza tra le stazioni europee divenisse insopportabile. Un'azione a livello internazionale dovette essere promossa per decidere la distribuzione delle lunghezze d'onda e per stabilire la minima differenza di lunghezza d'onda tra i «canali» di trasmissione adiacenti. Alla seconda Conferenza, tenuta a Praga,la banda della radiodiffusione tra 200 e 545 metri fu divisa in 106 canali, uno della larghezza di 9 kilohertz. Nel 1931 vi erano 261 stazioni in Europa (compresa la Russia) e più di 30 di queste usavano potenze di circa 500 kW. Questa volta fu possibile superare il problema con un perfezionamento della tecnica dei ricevitori, cioè con l'impiego diffuso del principio della supereterodina, che portò grandi miglioramenti alla «selettivita» dei ricevitori, permettendo ad essi di discriminare, eliminandoli, i segnali non desiderati. Allo stesso tempo le varie amministrazioni furono costrette a esaminare la possibilità di trasmettere sulle onde cortissime: cioè ebbe importanti conseguenze quando fu introdotta la televisione. Si discussero altre alternative, compre­so l'uso di diversi tipi di modulazione in cui si varia la frequenza piuttosto che la grandezza o l'ampiezza dei segnali. Le onde corte, che dapprima eano state lasciate agli amatori perchè gli enti ufficiali le consideravano inutili, si erano rivelate di grande valore per usi ufficiali e commerciali e non erano più disponibili per la radiodiffusione.
Le radiodiffusioni europee sono state regolate da speciali convenzioni intervenute fra gli organismi dei vari Stati. Stabilite le linee generali nelle Conferenze radiotelegrafiche internazionali (Washington 1927, Madrid 1932) specialmente per ciò che riguarda le gamme di frequenza concesse, fu costituita la «Union Internationale de Ra­diophonie» che comprendeva vari comitati, tecnico, giuridico, artistico, etc. che si occupavano di tutti i problemi concernenti le radiodiffusioni.
Alla Convenzione di Madrid è seguita la revisione del Cairo (1938) ed infine in quest'ultimo dopoguerra la Convenzione di Atlantic City (1947).


Stereoplay - inserto «Storia della radio» settembre 1974
. curato da: ALESSANDRO FEROLDI, MARION GRAETZ, LUCA TRENTADUE.
. materiale fotografico: Culver Pictures, Compix, The Bettmann Archive Inc., Bell Laboratories, Collezione privata di Burt Katz, Deutsches Museum, Parole e Onde (A.H.W. Beek), Marconi mio padre (D. Marconi)

 

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