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  • Lunedì 15 Giugno 2009 14:00
  • Ultimo aggiornamento Sabato 20 Giugno 2009 14:09
  • Scritto da David Guanciarossa

GUGLIELMO MARCONI

 

Guglielmo Marconi
 
Guglielmo Marconi
 


Pare che Marconi appena dodicenne (era nato a Bologna il 25 aprile 1874 da madre irlandese e padre italiano), a bordo del traghetto tra Dover e Calais per andare dai nonni in Irlanda, chiedesse a sua madre come avrebbe potuto it comandante della nave chiamare terra se fosse accaduto qualcosa.
A parte il significato di precoce sensibilità scientifica che i biografi attribuiscono a questo aneddoto, sta di fatto che a diciott'anni Marconi creò l'antenna, sulla base delle esperienze di Calzecchi e Branly, e rivelò con il Coherer la presenza di scariche elettriche atmosferiche: le onde elettromagnetiche captate sul circuito antenna-terra provocarono la suoneria inclusa nel circuito. Nel 1894 gli venne l'idea di sfruttare le onde elettromagnetiche per le comunicazioni a distanza, e pur cosi giovane cominciò a studiare il problema con criteri. rigorosamente scientifici. Successivamente pensò di utilizzare le onde intuite da Maxwell e scoperte da Hertz; dopo una vacanza nel biellese iniziò i suoi primi esperimenti nella casa paterna di Pontecchio (Bologna), mentre diveniva sempre più assiduo frequentatore del prof. Righi. Nel 1895 realizzò due circuiti oscillanti, il primo a basso smorzamento, il secondo aperto e quindi irradiante. Le teorie sulle quali Marconi basava i suoi esperimenti erano: onde elettromagnetiche (Maxwell e Hertz), variazione di conducibilità delle polveri metalliche (Righi, Calzecchi-Onesti, Branly), asta verticale rivelatrice delle perturbazioni atmosferiche con il Coherer (Popov).

Quando Marconi, dopo le prime esperienze positive, annunciò che era possibile la telegrafia senza fili per le comunicazioni a distanza, le reazioni degli studiosi furono di incredulità o almeno di scetticismo. II prof. Fleming, che collaborò in seguito con lui e che scoperse il diodo nel 1904, ammetteva una relativa utilità della telegrafia senza fili, e solamente per le distanze brevi, dichiarando che era impossibile soluzioni migliori del telegrafo. II dottor Dessman, assistente di fisica dell'Universitá di Bologna, definì incauto e audace il solo pensare ad una telegrafia senza filì in sostituzione dell'attuale. Luigi Stefanoni, giornalista, riteneva uno sperpero il denaro che il Ministero delle Poste aveva stanziato per la costruzione della stazione radio di Coltano, secondo una convenzione con Marconi: Stefanoni sosteneva che i segnali erano in realtà ottici. Inoltre gli studiosi di allora erano convinti che la propagazione potesse avvenire solo in linea retta (cioè lungo una traiettoria visibile) e che di conseguenza la curvatura della terra fosse un ostacolo insuperabile; fra questi scienziati particolarmente accanito era Henry Poincarè.

Nel 1896 offrì il brevetto della sua scoperta al Ministero delle Poste e Telegrafi, ma non venne preso in considerazione. Fu accolto invece in Inghilterra, grazie all'aiuto di Sir William Preece, ingegnere capo del Post Office, appassionato di comunicazioni elettriche senza fili. Marconi fece esperimenti sul tetto del Post Office, nella pianura di Salisbury, e a Penarth-Weston, oltre it canale di Bristol. Quando incominciò a installare la stazione di Poldhu in Cornovaglia, in collaborazione con il prof. Fleming dell'Università di Londra, Poincare e Righi rimasero dell'opinione che l'unica traiettoria possibile fosse quella visibile, e il loro scetticismo su Marconi non diminui. Pero nel suo libro «Il telegrafo senza fili - sistema Marconi » Il prof. Angelo Banti, direttore del giornale a L'Elettricità », diceva: «Alcuni mesi fa, quando giunsero in Italia le notizie degli esperimenti eseguiti da Marconi a Londra sulla trasmissione del segnali a distanza senza l'aiuto di fili di unione, i cultori delle scienze fisiche cercarono di spiegare il fenomeno attribuendolo agli effetti delle onde di Hertz, ed alcuni di essi tentarono di riprodurre il fenomeno stesso per mezzo di semplici oscillatori. Qualche notizia parve però poco trovarsi d'accordo con alcune proprietà delle onde hertziane, e fu dubitato che col semplice impiego di queste onde si potessero raggiungere distanze considerevoli. Dopo che a Roma abbiamo potuto esaminare gli apparecchi Marconi, assistere ai diversi esperimenti, indagare le cause determinanti gli effetti, dobbiamo riconoscere che i giudizi erano precipitati e che il nuovo sistema sarà foriero di conquiste per la scienza e per la pratica».


Primo accoppiatore trasmettitore sperimentale di Marconi
Primo accoppiatore trasmettitore sperimentale di Marconi

 

Il 20 luglio 1897 Marconi fondò la Società per Azioni «Wireless signal and telegraph company». IIl26 novembre 1901 salpò dall'Inghilterra per San Giovanni di Terranova, per andare a controllare gli impianti riceventi. II 9 dicembre 1901 giunse a Poldhu un telegramma per cavo che ordinava di trasmettere la lettera S all'orario prestabilito per vari giorni di seguito, ed infine il 12 dicembre 1901 giunse lo storico telegramma, alle ore 12 e 30: «Signals received - Marconi». Subito dopo giungeva un altro telegramma: «Sospendere trasmissione - Marconi».

La Compagnia Anglo-Americana dei cavi telegrafici, che aveva dovuto accettare e trasmettere il famoso messaggio, aveva notificato a Marconi una diffida giudiziaria con la quale contestava a Marconi la violazione del monopolio telegrafico della Compagnia presieduta da Ward. Praticamente veniva imposto a Marconi di sospendere gli esperimenti e di ritirare gli apparecchi. Questa azione ottenne di fatto I'effetto contrario. Edison gli mandò un telegramma: «Avete ritirato gli apparecchi, ma rimane fatto che voi avete l'audacia di lanciare per primo le onde elettromagnetiche oltre l'Atlantico»; l'opinione pubblica americana si indignò contro la Compagnia telegrafica, e tributò a Marconi accoglienze trionfali; gli inglesi non furono da meno, tanto che Marconi in quel Paese, per poter lavorare in pace, fu costretto a nascondersi in un albergo di periferia. Comunque il collegamento Terranova-Cornovaglia pose fine alla querela, per la schiacciante evidenza dei fatti. Dopo questi fatti Marconi offrì gratuitamente lo sfruttamento di tutti i brevetti per impieghi nella Radio della Marina e dell'Esercito italiano.

Premio Nobel a 35 anni (1909), nominato Senatore e Marchese a 40 anni, mori a 63 anni, 20 luglio 1937. In suo omaggio, il giorno della sua morte tutte le stazioni radio del mondo osservarono un silenzio di due ore.

 

MARCONI E LA RADIO (DATE PRINCIPALI)

1894 - Marconi a Pontecchio copre in ricetrasmissione una distanza minima (da stanza a stanza), e dopo pochi giorni qualche decina di metri.
1895 - Trasmette la lettera S a 1200 m., oltre la traiettoria visibiIe.
1897 - In Inghilterra (Salisbury), presenti i tecnici della Poste, Marina, Esercito, manda segnali attraverso il Canale di Bristol (3 km.); a La Spezia, presenti i Sovrani d'Italia, trasmette dalla nave San Martino (16km.): II collegamento con la stazione di S. Bartolomeo si mantiene anche quando Ia San Martino è nascosta dalle isole Timo e S. Maria.
1898 - Nasce it primo servizio radiotelegrafico fisso. Lord Kevin spedisce il primo radio-telegramma agli amici e paga il servizio «uno scellino». Segue la prima radiostampa al «Daily Exspress» in occasione della regate di Kingstown.
1899 - Marconi realizza l'accoppiamento primario-secondario antenna-terra; il brevetto viene registrato con il n. 7777. Viene invitato per dimostrazioni dalla Marina da Guerra inglese, francese e americana che volevano rendersi conto dell'efficienza del sistema. Nasce il collegamento Francia - Inghilterra oltre Manica.
1900 - Prima ricetrasmissione a 360 m. tra Capo Lizaid e Poole, nella costa meridionale delta Gran Bretagna.
1901 - Marconi supera l'Atlantico trasmettendo dalla Cornovaglia a Terranova.
1909 - Marconi riceve il premio Nobel.

 


Stereoplay - inserto «Storia della radio» settembre 1974
. curato da: ALESSANDRO FEROLDI, MARION GRAETZ, LUCA TRENTADUE.
. materiale fotografico: Culver Pictures, Compix, The Bettmann Archive Inc., Bell Laboratories, Collezione privata di Burt Katz, Deutsches Museum, Parole e Onde (A.H.W. Beek), Marconi mio padre (D. Marconi)

 


(da il giornale.it online del 17-06-2009)
Di per sé Guglielmo Marconi non era propriamente quello che si definisce uno «scienziato». Marconi, semmai, era un «tecnologo»: pochissima teoria, molta sperimentazione. Per i suoi numerosi detrattori, quando era in vita, era addirittura poco più che un elettricista. Non aveva laurea, non aveva studiato in alcuna università, appena ventenne cominciò da autodidatta facendosi aiutare negli esperimenti dal maggiordomo e per giunta - orrore - brevettava e commercializzava i risultati delle sue scoperte.

Tecnicamente non si può definirlo neppure un genio, cioè una persona dotata di un’innata predisposizione alla creatività. Indro Montanelli, che non sarà stato uno storico della scienza ma sapeva cos’è il talento, diceva che Marconi non aveva una intelligenza superiore, ma possedeva la capacità di concentrarla tutta ed esclusivamente su una cosa sola (con risultati, quelli sì, geniali): nel suo caso, la comunicazione senza fili attraverso le onde radio. Campo che dominò, regalando all’umanità - lui che non era né scienziato né genio - l’invenzione probabilmente più decisiva del XX secolo.

Quello che è certo è che Marconi, il «Prometeo d’Italia», fu uno «spirito profetico». Detto in altro modo, uno che ci vedeva molto lungo. Piccolissimo, a otto-dieci anni d’età, aveva già la certezza, più che la fiducia, «di riuscire un giorno a far qualcosa di nuovo e di grande», come scrisse in una pagina autobiografica nel gennaio del 1937. E a proposito dei suoi maestri: «Si accorgeranno un giorno, osavo dire tra me, che non sono poi tanto sciocco quanto essi credono». Soprattutto ebbe sempre una precisa coscienza di quelle che sarebbero state le successive applicazioni della sua scoperta, destinate a ridisegnare la fisionomia del pianeta. A cento anni dall’assegnazione del premio Nobel - ottenuto nel 1909, quando il fisico bolognese aveva 35 anni - la «Fondazione Marconi», in occasione della mostra e del convegno che a giorni festeggeranno la ricorrenza, ha reso pubblico un documento apparso finora solo in maniera frammentaria su alcune riviste scientifiche, in inglese, lingua in cui fu redatto. Si tratta dello straordinario «testamento scientifico» di Guglielmo Marconi, ossia il testo del radiomessaggio che lo scienziato, per una conferenza sulla radiocomunicazione, trasmise da Roma a Chicago nel marzo del 1937, quattro mesi prima della morte, il 20 luglio, quando il mondo lo onorò con un tributo eccezionale: tutte le stazioni radio rimasero in silenzio per due minuti nei quali l’etere tornò a essere silenzioso come era stato fino alla sua rivoluzionaria invenzione. Uno scritto lucidamente profetico, in cui Marconi, sottolineando i limiti del broadcasting, cioè della comunicazione «a senso unico», preconizza il point-to-point, la radiocomunicazione mobile: «Noi abbiamo raggiunto nella scienza ed arte delle radiocomunicazioni uno stadio in cui le espressioni dei nostri pensieri possono essere trasmesse e ricevute istantaneamente e simultaneamente dai nostri simili, praticamente in ogni punto del globo - scrive il celebre fisico -. La radiodiffusione, tuttavia, con tutta l’importanza che ha raggiunto e i vasti campi inesplorati che restano ancora aperti, non è secondo me la parte più significativa delle comunicazioni moderne, in quanto è una comunicazione “a senso unico”. Un’importanza assai maggiore è legata, a mio parere, alla possibilità fornita dalla radio di scambiare comunicazioni ovunque i corrispondenti possano essere situati, sia nel mezzo dell’oceano, che sul pack ghiacciato del Polo, nelle piane del deserto oppure sopra le nuvole in aeroplano!». Quello che facciamo, oggi, con il cellulare.
Mezzi rudimentali a disposizione ma dotato di intuito straordinario, studi irregolari alle spalle ma visione chiarissima davanti a sé, Marconi seppe scorgere ben oltre la curvatura terrestre superata dal segnale radio che il 12 dicembre 1901 lanciò dalla stazione di Poldhu, in Cornovaglia, a quella di St. John, nell’isola di Terranova, dall’altra parte dell’Oceano, aprendo una nuova era delle comunicazioni. Marconi, poco meno di un secolo fa, vide con precisione quello che noi abbiamo iniziato a sognare confusamente appena l’altro ieri. «La peculiarità dell’uomo, la caratteristica che segna la sua differenza e la sua superiorità sugli altri esseri viventi, a parte la divinità della sua origine e del suo fine ultimo - scrive Marconi nel suo testamento - consiste, penso, nella capacità di scambiare con i suoi simili pensieri, sensazioni, desideri, ideali, preoccupazioni ed anche lamentele!». Esattamente tutti i sentimenti che miliardi di persone si scambiano ogni giorno da un telefonino all’altro, da un punto all’altro della Terra. Sperando che lo scienziato «dominatore degli spazi» si riveli profetico anche nel suo ultimo appello: «Nella radio abbiamo uno strumento appropriato per unire i popoli del mondo, per far sentire le loro voci, le loro necessità e le loro aspirazioni. Il significato di questo moderno mezzo è così del tutto rivelato: una larga via di comunicazione per il miglioramento delle nostre reciproche relazioni è oggi a nostra disposizione; dobbiamo solo seguirne il corso in uno spirito di tolleranza e di comprensione solidale, pronti a utilizzare le conquiste della scienza e dell’ingegno umano per il bene comune».

 

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