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  • Martedì 29 Settembre 2009 08:30
  • Ultimo aggiornamento Martedì 29 Settembre 2009 09:13
  • Scritto da David Guanciarossa
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L'antenna FM: come sceglierla e come usarla

Nota Le immagini relative all'articolo si trovano alla fine della IV parte.

Nella formazione di un complesso hi-fi, il problema dell'antenna FM viene spesso (a torto) trascurato. La scelta dell'antenna, tuttavia, è piuttosto importante e delicata, mentre il materiale illustrativo messo a disposizione dalle varie case costruttrici offre in genere pochi elementi di valutazione obiettiva; inoltre gli audiofili non hanno di solito molte nozioni in questo campo. Proveremo noi a chiarire un pò le idee.

Ammesso che vi siate interessati dei vantaggi che può offrire una buona antenna FM piuttosto che un'altra (cosa molto rara, perché la grande maggioranza si accontenta della prima antenna che capita), una rapida occhiata ai dépliants vi avrà lasciati piuttosto scoraggiati: avrete trovato una lista di caratteristiche che non vi saranno sembrate dire nulla: e che in effetti spesso non dicono nulla. Facciamo un tipico esempio della caratterizzazione di un'antenna FM:

  1. intensifica le ricezioni FM;
  2. eccellente separazione avanti/dietro;
  3. guadagno elevato in dB;
  4. selettività e direzionalità precise e nette;
  5. risposta in frequenza molto lineare;
  6. rivestimento protettivo dorato.

I raggi d'azione variano da « fino a 120 Km » per i modelli a buon mercato, a « fino a 300 Km » per le antenne più costose.

Si tratta di un insieme di dati insignificanti, che potrebbero adattarsi a decine di antenne. Usando lo stesso stile per le caratteristiche degli amplificatori, si otterrebbe più o meno:

  1. potenza d'uscita: a non saper che farne;
  2. risposta in frequenza: estesa e lineare;
  3. distorsione: minima;
  4. larghezza di banda di potenza: molto più di quanto vi serva;
  5. costruzione: apparecchio interamente rinchiuso in unico telaio di metallo, verniciato nero.

Se la vostra prima reazione è di prendervela coi fabbricanti di antenne, pensate che essi dividono l'errore con gli stessi costruttori di componenti hi-fi e con i loro utilizzatori: un torto enorme ci sembra recato ad un tuner dal suo fabbricante quando questi vi incorpora un'antenna a T da 300 ohm dicendo che è « appositamente concepita » per la ricezione in FM. Perché se poi voi leggete fino in fondo (magari lo facessero tutti, ma d'altronde spesso manca la traduzione in italiano) il manuale delle istruzioni, troverete sicuramente un paragrafo in cui è scritto che per ottenere i migliori risultati (quelli, per intenderci, denunciati nelle caratteristiche dell'apparecchio!) in FM e FM stereo è necessario installare un'antenna supplementare esterna: ma, intanto, voi avrete probabilmente già installato la vostra brava antenna flessibile a T, la avrete opportunamente nascosta dietro la libreria, avrete messo in funzione il tuner ed ascoltato una delle stazioni FM (numerosissime in Italia: ben 3, e con addirittura due ore di trasmissione stereo!) e deciso che l'apparecchio « va » benissimo (con quello che costa!) e un'antenna esterna è indispensabile solo in uno sperduto villaggio di montagna. Neanche per sogno.

Come interpretare le caratteristiche

Esaminiamo la nostra lista, cercando di capire cosa abbia voluto dire il fabbricante.

Il primo ed il terzo punto sottolineano una stessa cosa: il GUADAGNO. Esso è, propriamente, l'aumento del segnale causato da un amplificatore. Poiché l'antenna è un componente passivo, non può avere guadagno, ma la sua forma influenza il livello del segnale che arriva al vostro ricevitore, a parità di intensità del campo magnetico ambiente. Il guadagno in dB dell'antenna è, dunque, semplicemente una misura di efficienza, relativa al livello di un segnale ricevuto da una semplice antenna dipolo a T come quella in dotazione al vostro sintonizzatore. Più è elevato il guadagno, più sono elevati i segnali ritrasmessi dall'antenna, e migliore è la ricezione che si ottiene quando le trasmissioni sono più deboli.

Nelle zone dove i campi radioelettrici (e di conseguenza i segnali) sono potenti, questa caratteristica interessa poco, perché anche un'antenna con basso guadagno riesce a captare i segnali elettrici ad un livello sufficientemente elevato. In questi casi anzi, un'antenna con guadagno molto elevato può trasmettere troppa tensione al tuner, saturandone l'entrata e provocando distorsione, a meno che non venga orientata in modo da non captare direttamente le onde delle stazioni più potenti. A mano a mano che ci si allontana dalle emittenti, invece, il guadagno dell'antenna diviene sempre più importante, e dove il campo radioelettrico è assai debole esso diviene senza dubbio la caratteristica principale.

La direzionalità si riferisce alle differenze di guadagno che si possono ottenere secondo le diverse orientazioni dell'antenna rispetto ad una stessa stazione trasmittente. Definisce la capacità dell'antenna a captare le onde radiofoniche provenienti da una certa direzione. Si dia dalle antenne omnidirezionali (sensibili in ugual misura ai segnali di ogni provenienza) a quelle a campo sempre più ristretto, fino alle antenne unidirezionali, che sono sensibili solo ai segnali che provengono da una certa direzione e in un dato verso.

La direzionalità delle antenne va tenuta presente in qualsiasi regione ci si trovi, sia che i campi magnetici siano molto intensi, sia che essi siano deboli. Essa contribuisce a sopprimere le interferenze delle ricezioni multiple, captando le onde provenienti direttamente dall'emittente e respingendo i segnali riflessi che giungono da altre direzioni. Dove il campo radioelettrico è molto debole. Quando il vostro tuner riproduce insieme i programmi di due stazioni che trasmettono su lunghezze d'onda molto vicine, l'antenna unidirezionale selettiva può essere orientata verso quella che vi interessa di più, non captando l'altra. Nonostante ciò non sempre è da preferire un campo troppo ristretto; ne parleremo fra breve.

La separazione avanti/dietro dipende dallo stesso principio. Certe antenne semplici sono bidirezionali: ugualmente sensibili alle onde provenienti da una direzione o dall'opposta, indipendentemente cioè dal verso, ma relativamente insensibili sui due lati. Una antenna di questa caratteristiche potrà essere orientata sul segnale preferito, e darà ottimi risultati a patto che le interferenze non provengano dalla direzione opposta a quella della stazione emittente. Possiamo dire in sostanza che la direzionalità indica, grosso modo, la sensibilità dell'asse dell'antenna rispetto a quella dei lati, mentre il rapporto avanti/dietro va riferito al quarto punto cardinale, definendo così completamente le caratteristiche direzionali.

Si definiscono le antenne anche in termini di RISPOSTA IN FREQUENZA, specificando le lunghezze d'onda alle quali sono sensibili. Un'antenna a grande larghezza di banda capta una vasta estensione di segnali; un'antenna più selettiva è tarata su una sola frequenza, o meglio su una banda più ristretta. Tuttavia, quale che sia la larghezza di banda dell'antenna, questa non presenterà la stessa sensibilità (o guadagno) a tutte le frequenze captate. Più la curva di risposta dell'antenna è definita « piatta «, più la sua sensibilità sarà costante nell'ambito della gamma di frequenze radio ricevute. Si tratta di una caratteristica difficile da misurare, difficile da esprimere e difficile da valutare in termini di bisogno individuale.

Se ad esempio vi interessa particolarmente una certa stazione, situata in basso nella gamma FM (p. es. a 88 MHz), ed acquistate un'antenna classica a buon mercato, regolata sulla frequenza media di 94 MHz (la gamma FM comprende le frequenze da 88 a 108 MHz), correte il rischio che la vostra antenna abbia, alla frequenza richiesta, una sensibilità, troppo scarsa, mentre capterete alla perfezione altre trasmissioni che vi interessano meno. Vi converrà allora adottare un'antenna che abbia una larghezza di banda maggiore, in modo tale che la frequenza che vi interessa non sia ad un'estremità: in genere, infatti, la curva della risposta in frequenza di ogni apparecchio discende agli estremi.

In diversi modi si indica l'anodizzazione delle parti di alluminio dell'antenna. L'anodizzazione assicura una protezione e contribuisce ad accrescere la durata in vita dell'antenna, ma il fatto che essa sia dorata o no non fa alcuna differenza da un punto di vista pratico, anche se il colore dorato può piacervi particolarmente e fa parte dei vantaggi sottolineati dalla pubblicità del Costruttore.

Troverete inoltre delle espressioni che indicano i differenti tipi (Yagi, Long Periodic, etc.) e la costruzione (dieci elementi, cinque elementi, etc): tutte caratteristiche che hanno, più o meno, il senso che avrebbe descrivere un amplificatore in termini di configurazione dei circuiti e numero di transistor.

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