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  • Lunedì 28 Settembre 2009 10:21
  • Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Settembre 2009 10:28
  • Scritto da David Guanciarossa
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Il quinto festival del jazz di Pescara


L'appassionato di jazz che questa estate voleva godersi tre giorni della sua musica preferita, non ha avuto che l'imbarazzo della scelta. In Italia si sono avvicendati e in parte accavallati a metà luglio i festivals di Pescara, Verona e Lerici, e dal 23 al 26 agosto si è tenuto il primo festival umbro. In europa si sono svolti festivals altrettanto numerosi e di ottimo livello, primi fra tutti quelli di Montreaux e Chanteauvallon, che si sono protratti per oltre una quindicina di giorni. Fra tutti i festivals io ho assistito solo a quello di Pescara, perché gli altri ripetevano press'a poco lo stesso programma; ho perduto con rammarico il festival umbro, perché avevo già prenotato il traghetto per la Yugoslavia e non potevo più spostare le date.

A Pescara abbiamo assistito ad un fatto se vogliamo prevedibile: Miles Davis, che in genere era sempre la crema di ogni manifestazione jazzistica, è stata una delle cose più fiacche, e vecchie volpi come Horace Silver, vecchi leoni come Earl Hines, lo hanno nettamente surclassato, sia per la qualità della musica che per il successo ottenuto.

Il Festival si è articolato in tre sere, dal 14 ai 16 luglio. La prima era un omaggio a Armstrong, tributatogli da musicisti italiani, francesi e americani. Fra questi è stato piacevole Max Kaminsky, un trombettista bianco che si esibiva per la prima volta in Italia; non del tutto convincente Bill Coleman; bello e commovente Memphis Slim con i suoi classici blues. Ma la cosa veramente strepitosa è stata l'esibizione di Earl Hines.

Earl Hines at Piano Jazz Workshop in Berlin 1965


Il pianista che ha suonato con Armstrong nel leggendario complesso degli Hot Five non appare per nulla affaticato dai suoi settant'anni. Magro, atletico, col parrucchino nero, la pelle liscia e curata, si è seduto al piano con scioltezza e ha cominciato a muovere le mani con una forza e una velocità incredibili. Hines è un jazzista che si guarda intorno, e pur restando fedele allo stile che lo ha reso celebre ha assimilato altri elementi fondendoli in una colata unica incandescente.

La sua concezione musicale è matura e complesso, ogni nota, ogni passaggio melodico e armonico sono curati e precisi come se, invece di venire improvvisati, fossero il risultato di una composizione scritta, del livello di Bartòk per intenderci. Improvvisare con rigore, controllando ogni nota, ogni movimento ritmico, ogni effetto dinamico, e conservare tutto il vigore, il brio, lo swing dell'improvvisazione, è il massimo che si può ottenere dal jazz, e in assoluto dalla musica di oggi. La seconda serata era aperta da un Dexter Gordon in splendida forma, veramente all'altezza dei suoi momenti migliori, nel suo repertorio bop da manuale.

Dexter Gordon: It's You or No One (Live)

Dexter Gordon and his quartet live at the Maintenance Shop, performing It's You or No One.

Mi aspettavo molto di più dal complesso francese « Les Swingers », perché si tratta di consumati professionisti, con grossa esperienza concertistica. Hanno invece suonato una musica dozzinale, che non si è riscattata nemmeno con gli arrangiamenti dei pezzi più celebri di Ellington, che meritava di essere rivissuto con più convinzione.

Ma il vero exploit della serata è stato Horace Silver, il pianista nero quarantaseienne che era stato uno dei pilastri del quartetto di Stan Getz e dei Jazz Messengers di Art Blankey.

Horace Silver 1976-Song For My Father

Legendary Jazz Pianist Horace Silver in 1976. The original performance on the dvd was about 12:30, so I had to edit this. It has the wonderful intro, plus a Silver solo, then the theme again, and a great ending. From his dvd "Live at the Umbria Jazz Festival 1976"

Lo avevo ascoltato dal vivo dieci anni fa in un festival sanremese di jazz, ed era stata una grossa emozione. Poi era caduto un po' nel dimenticatoio, anche perché era stato poco bene in salute, e finalmente quest'anno è tornato in azione con un quintetto sparatissimo. Ha suonato la sua musica di dieci anni fa (un soul-bop) leggermente rimessa a nuovo anche per l'apporto solistico dei suoi giovani musicisti (I fratelli Brecker, ex Blood Sweet & Tears, W. Lee, ottimo bassista elettrico, e il meraviglioso Alvin Oueen alla batteria). La musica di Silver è quanto di più attuale si possa ascoltare oggi, perché i jazzisti negri stanno tornando tutti al jazz di derivazione boppistica, e non in senso involutivo, in quanto tengono conto di quanto era successo in seguito. Sia nel lavoro di insieme, sia nel suo modo personalissimo di suonare il piano, Silver è stato veramente stimolante e trascinante, e abbiamo provato emozioni che da tempo non provavamo più.

La terza serata è stata quasi tutta occupata dal gruppo di Miles Davis, che ha suonato in due riprese di circa un'ora ciascuna, per cui al povero Keith Jarrett restava poco più di un quarto d'ora a disposizione. Miles Davis è stata una delle cose peggiori del festival, perché solisticamente è in crisi — in pratica non suona quasi più —, la musica è noiosa e monotona, il gruppo è tecnicamente impreciso. Probabilmente il successo, o la sua mania di seguire le mode, o il suo carattere orribile, gli hanno dato alla testa. Forse farebbe meglio a ritirarsi per un po' dalla scena, e a meditare sui suoi momenti migliori. Il pubblico, che era accorso numerosissimo, ha espresso con educazione ma con perentorietà la sua delusione. E' invece esploso in un caldo applauso e in una ostinata richiesta di bis dopo la piccola suite per piano solo improvvisata da Keith Jarrett, fresco, arioso, dolce e lirico come sempre.

L'ottimo festival è stato completato da proiezioni di films, mostre grafiche e fotografiche (Tonino Tucci, un fotografo pescarese) e da lunghe jam session in un locale.

Del festival Umbro (23-26 Agosto), coraggiosamente organizzato dall'ottimo Carlo Pagnotta, parlerò in una prossima occasione. Mi limito a dire che era tutto gratuito, grazie ai finanziamenti della Redi Perugia, delle Aziende Autonome Turismo di Perugia e Terni, dei Comuni di Perugia, Terni e Gubbio. Il festival non aveva una sede unica, perché si spostava da Villalago di Piediluco di Terni, alla Piazza IV Novembre di Perugia al Teatro Romano di Gubbio. Il programma é stato di prim'ordine, con la partecipazione dei Weather Report e di Sun Ra, per la prima volta in Italia, della grossa orchestra di Thad Jones e Mel Lewis, del quartetto di Jackie Mc Lean, dei nostri Gaslini, Perigeo e Musicom (una cooperativa di giovanissimi).


SUONO STEREO HI-FI settembre 1973 - Umberto Santucci

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