Template Joomla scaricato da Joomlashow

  • PDF
  • Venerdì 19 Giugno 2009 09:23
  • Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Giugno 2009 10:18
  • Scritto da David Guanciarossa

Jazz story - fino al 1935

 

1501
L'America ha bisogno di braccia. Sono passati appena nove anni dalla scoperta del nuovo continente. Le «slave ships» (navi negriere) sbarcano i primi schiavi strappati dalle tribù africane. Sono tutti uomini, perlopiu guerrieri. I loro canti sono la prima musica d'Africa ascoltata in terra americana.
1619
Si forma la prima colonia stabile di schiavi catturati sulle coste occidentali del continente nero. Portano con loro la forza. la rabbia e la voce dell'Africa.
1799
Nasce il Minstrel-show. II tedesco Johann Gottlieb Graupner canta "The Gay Boy" al Federal Street Theatre di Boston.
1849
Il Minstrelsy furoreggia. Per molti anni gli attori dei "ministrel Shows" continueranno ad essere bianchi camuffati da negri. una formula che ha un successo incredibile in tutti i teatri americani e sugli "show boats", i battelli fluviali che risalgono il Mississippi. Viene esportato anche in Europa grazie ad una tournèe dei Virginia Minstrels, ma solo molti anni dopo le masse europee conosceranno questa forma di spettacolo grazie al primo film sonoro.«il cantante jazz», in cui Al Johnson interpreta, con la faccia annerita, la caricatura di un menestrello negro che canta e suona il banjo.
1860
Dopo tre secoli e mezzo dai primi sbarchi la popolazione negra in schiavitù conta quasi quattro milioni di individui, nati in terra americana da alcune generazioni. E’ una nuova razza, la "razza afro-americana". La loro musica, ancora ricca di riti legati alle danze tribali ed alle cerimonie "voodoo" e basata sulla poliritmia e sulla scala a cinque toni (pentatonica).
Nell’reseguire le melodie dei bianchi, i negri si imbattono in due note sconosciute, la terza e la settima della Scala a sette toni (diatonica) di origine europea.
E' per loro naturale abbassare queste due note di quasi mezzo tono: questo "mi" e questo "si" piegati verso il «calante» danno un senso melanconico al loro canto. Queste note «tristi» vengono infatti chiamate "blue notes" e compaiono in ogni canto afro-americano.
E' la preistoria del jazz. Si diffondono i "calls", richiami gridati con una particolare modulazione nei momenti di vita collettiva: al canto si aggiunge il ritmo non dimenticato dell'Africa in occasione di festeggiamenti rituali: le danze vengono eseguite con un accompagnamento poliritmico sconosciuto ai bianchi. I "calls", chiaramente di origine africana, vengono chiamati in modo differente a seconda delle località: "woop" in Alabama e quasi dappertutto, "hollers". Nei campi di cotone prosperano i "work-songs" (canti di lavoro), favoriti dai proprietari bianchi che li scoprono utilissimi per l'aumento della produttività. Questo è il "folk-song" del popolo afro-americano. verso la metà del secolo scorso, alimentato dalle "ballads", romanze e canzoni di origine irlandese e scozzese, che aggiungono alla musica il fascino di un «racconto sonoro».
1865
Frutto del paganesimo degli afro-americani, vagamente cristianeggiante, nasce un movimento di «rinascita spirituale» noto come il «grande risveglio».
Nascono i "Jubilees", canti fatti di slancio e di grande fede (e molto facile far vivere il negro di speranza, soprattutto quando questa speranza è di là da venire, quindi magica e meravigliosa ai suoi occhi. Tutto ciò che non hai oggi l’avrai domani: prega cantando!) si sviluppano gli "spirituals", solitamente affidati ad un solista e poi replicati dal coro, sulla base di quel movimento canoro "call and response" già presente nel tipico melos negro. "Jubilees" e "Spirituals". già insiti nel folk-song afro-americano da tempo, trovano nel «grande risveglio spirituale» nuovo vigore.
1870
In questi anni, prende la sua forma definitiva in "blues". II blues arcaico solitamente eseguito da una voce maschile, accompagnata da un banjo e da un flauto di canna. Poi il flauto africano viene sostituito da un'armonica e sempre pie spesso si usa come accompagnamento una chitarra al posto del banjo. Molti cantanti di blues sono ciechi: non potendo lavorare. non rimane loro che «cantare» la vita di tutti i giorni.
Il "blues" è un canto sanguigno, di infinito e struggente lirismo, spesso imperniato sulla sessualità. Nel "blues" si canta la vita negra, fatta di lavoro, di fame, di amore. La sola cosa bella delle tre e l'amore.
II "blues classico" sostituisce la chitarra con il pianoforte e la voce maschile con quella femminile. II "blues" nasce quindi come una combinazione di "holler" campestre, di canto di lavoro e di musica religiosa, ma che differisce per il suo carattere di canto individuate, quasi un soggettivo commento alla orrenda vita di tutti i giorni.
1896
Durante i «Gay Nineties,>, i «felici anni novanta» che seguono il sanguigno periodo della guerra di secessione è l’ancor più duro periodo postbellico, in una vasta area del Middlewest nasce il "rag-time". Una musica per pianoforte che presto si urbanizza, particolarmente nel Missouri. La mano destra usa una sincope molto accentuata mentre l'accompagnamento è eseguito con la sinistra fissa su di un 2/4 costante. Una specie di fusione tra la marcia (di origine europea) ed il tempo sincopato del banjo ispirato dai ritmi dei negri del Sud. La diffusione del "ragtime" è enorme. Non esistono ancora i dischi, ma la musica del "rag" ben si presta ad essere riprodotta sui rulli perforati da inserire nelle pianole azionate a manovella, veri juke box domestici «ante litteram». Al suono del rag-time si balla "cake-walk", un passo che imita una delle figure di danza usate nei "minstrel shows".
Il jazz non é ancora nato e anche quando le prime orchestre suoneranno questa musica trascorreranno molti anni prima che essa venga chiamata jazz.
"Blues" e "rag-time", si suonano dappertutto, anche nel delta del Mississippi. in una città che è un crogiuolo di culture, di razze e di sentimenti: New Orleans.
1897
Sidney Story. un consigliere comunale dell’allegra città di New Orleans. isola un intero quartiere per meglio controllare e regolamentare la più fiorente attività cittadina: la prostituzione. Nasce cosi Storyville, il celebre «quartiere delle luci rosse». In ogni locale si suona del "blues- e del "rag".
1900
Sorgono infinite "brass bands", (brass=ottoni) orchestre di strumenti a fiato per le molte occasioni in cui a New Orleans si fa musica: ai funerali. a carnevale, nei "picnic" all'aperto, sugli "showboat", ai balli. nelle "street-parades". I musicisti sono, di giorno. barbieri, lattonieri, scaricatori del porto che arrotondano il bilancio suonando spesso con strumenti occasionali trovati nelle campagne tra i residuati bellici: vecchie cornette da trombettieri di cavalleria, tromboni, clarinetti, tamburi militari, o in mancanza di questi, assi per lavare ("wash board") percossi vivacemente nelle scanalature. I più intraprendenti sono assunti nel bordelli di Storyville e guadagnano bene. La musica di queste orchestre e la trasposizione del "rag-time" a livello orchestrale.
I musicisti di New Orleans, a differenza di quanto sta avvenendo negli stessi anni in altri centri (New York e Chicago), attingono spesso al folklore negro, in particolare ispirandosi al "blues". E' una musica che è già jazz ma nessuno lo chiama cosi. La definiscono «hot-blues». Accanto a questo primitivo jazz dei negri si sviluppa la musica dei «bianchi poveri» degli "slums" di New Orleans. Lo stile negro di New Orleans è suonato con minor vitalità, ma senza che vi sia aggiunto o tolto sostanzialmente nulla. E' la base su cui si sviluppa lo stile "dixieland", il jazz dei bianchi.
1916
Il "boll weevil", parassita del cotone, rende scarse le possibilità di lavoro in tutto Sud. Al Nord, invece, l'industria é in rapida espansione e offre possibilità di impiego nel Middlewest e sulla costa atlantica.
E’ il grande esodo! I negri accorrono in massa nelle fonderie, nelle acciaierie, nelle ferrovie e nelle nuove fabbriche di Ford. II jazz si diffonde con i lavoratori emigranti.
1917
26 Febbraio.
Viene pubblicato il primo disco di musica «Jass». La parola viene ancora scritta con due esse.
E' la Victor che a New York fa incidere alla Original Dixieland Jass Band due brani: "Libery Stable"



e "Original Dixieland One Step". Il disco vende un milione di copie!
Questo è il caso più noto. ma non é certo che sia il primo, in cui la parola "jass" appare nel nome di una orchestra. Di lì a poco si scriverà "jazz" definitivamente.
12 Novembre.
Le continue risse e gli omicidi a Storyville obbligano il Comando della Marina a chiudere il quartiere. L'esodo dei musicisti di New Orleans verso Chicago è accelerato da questa decisione che li lascia senza lavoro e li costringe a mettersi in viaggio verso il Nord, spesso nascosti nei vagoni ferroviari.
1918
L’appuntamento è quasi per tutti a Chicago. Vi giunge anche King Oliver. Edward Oliver si è conquistato il titolo di «re» («King») dopo un "cutting contest" all’ultima nota contro Freddie Keppard.
La sua Reale Jazz Band è la prima vera grande orchestra negra jazz.
Nik La Rocca con la sua Original Dixieland Jazz Band ha risvegliato l’interesse di mezzo mondo dopo il successo dei primi dischi e dopo il concerto di Londra (nel corso di una eccezionale tournèe europea) alla presenza di Giorgio V.
Ma il jazz dei bianchi "dixielanders" è ancora molto imparentato alla musica da scena degli spettacoli dell’epoca, con poche parti improvvisate. King Oliver invece suona con il cuore, non con lo spartito.
1920
17 Gennaio.
Viene varato il «proibizionismo». King Oliver suona al Pekin, mèta preferita di Al Capone. Il mercato discografico è in pieno sviluppo, come il jazz ed il gangsterismo. I benpensanti dell'epoca rimpiangono la «buona musica d'un tempo». Il «Times Picaynne» di New Qrleans scrive testualmente: "dobbiamo impegnarci per la salvaguardia dell'onore civico a sopprimere questa musica dovunque la vediamo attecchire. II suo valore musicale è nullo e le sue possibilità di nuocere sono grandi". Ma il jazz, a dispetto dei benpensanti. attecchisce.
1922
Le Creole Jazz Band di King Oliver suona al Lincoln Gardens i balli dell'epoca: il "charleston", il `black bottom", il "bunny hug". Oliver manda a chiamare a New Orleans un giovane di 22 anni, grasso e golfo ma che suona in modo stupendo la tromba: Louis Armstrong. Un’altra orchestra composta interamente di bianchi, ha un grosso successo a Chicago:sono i «New Orleans Rhythm Kings» di Paul Mares che conta tra i suoi ammiratori un giovane militare che studia nell’accademia di Lake Forest: Bix Beiderbecke.
Un altro giovane bianco ascolta con interesse il fenomeno musicale di Chicago: è Benny Godmann.
Nella città del vento come veniva chiamata Chicago, incominciano a radunarsi tutti i talenti del jazz: dal grande pianista creolo idolo di Storyville, Jelly Roll Morton, a Barney Bigard, Albert Nicholas, Kid Ory, Earl Hines.
1924
Bix Beiderbecke è l'attrazione dei «Wolverines», un complesso di studenti molto attivo a Chicago. Altri giovani borghesi, Jimmy Mc Partland, Muggy Spainer, Frank Teschemaker, Bud Freeman, Eddie Condon, imitano la musica di New Orleans, ma con una certa autonomia: è lo "stile bianco di Chicago"
1925
Nasce, per durare solo quattro anni, il primo periodo d’oro del jazz. Louis Armstrong incide le storiche matrici con piccolo gruppi orchestrali, formati da musicisti di New Orleans, che battezza "Hot five" e "Hot seven".
Le figure fondamentali di questo periodo sono, oltre ad Armstrong. Bix Beiderbecke. Fletcher Henderson (rinnovatore dell'arrangiamento orchestrale) e Duke Ellington, un sofisticato negro di Washington che si afferma ben presto come il grande compositore di jazz: il suo strumento, anche se apparentemente è il pianoforte, in realtà è l’orchestra.
1926
Oltre che nei piccoli locali (nei quali il wisky si beve nelle tazze da tè, in ossequio al proibizionismo) la nuova musica si suona nei "rent-partiers", feste organizzate nelle abitazioni dei quartieri poveri dei negri allo scopo di racimolare i soldi per l’affitto grazie al modico biglietto d’ingresso. L’attrazione è di solito un pianista di colore che usa la mano sinistra in modo da produrre un pulsare ritmico continuo: è il "boogle-woogle".
1927
New York divide con Chicago le follie di questi ruggenti anni '20. I negri sono l'attrazione della "hight society" che corre a vedere i loro spettacoli e ad applaudire la loro musica al Cotton Club di Harlem. Oltre alle feste del «Grande Gatsby», anche a New York sono di moda i modesti "rent parties" da 25 cents di ingresso. Ma qui lo stile pianistico è diverso, più colto.
Lo stile dell’Est, con caposcuola James P. Johnson, è lo "stride-piano".
1929
Novembre: Wall Street crolla: falliscono mille banche in un giorno. E' il caos economico di quasi tutta l'America. II jazz agonizza. I musicisti di colore tentano di arrangiarsi: Jelly Roll Morton vagabonda dal New Jersey a New York. King Oliver cerca di guadagnarsi da vivere nel Sud, imbrogliato dagli impresari, perseguitato dalla sfortuna e da salute malferma, dimenticato dal pubblico. Molti jazzmen, poveri e delusi dagli inutili tentativi di rimettere in piedi una orchestra, cercano un altro lavoro: chi fa il guardiano di sala da biliardo chi lavora nelle piantagioni di canna da zucchero.
1930
Una città risente però meno delle altre della grande crisi: Kansas City.
Al Reno Club, un locale dove i malumori di new York e Chicago giungono smorzati, l'orchestra di Benny Moten riunisce molti nomi che presto passeranno nelle file di Count Basle.
1933
In attesa che il "New Deal" di Roosevelt riesca a portare l'America fuori dalla crisi, quasi tutti i jazzisti espatriano in Europa, dove il jazz è in grande espansione. Tra gli altri si trasferiscono per le prime tournèe Duke Ellington, Louis Armstrong, Coleman Hawkins e Benny Carter.
1934
A Parigi è attivo il quintetto dell'Hot Club de France. guidato dal chitarrista gitano Django Reinhardt e dal violinista Stephane Grappelli. E' il primo ramo europeo che spunta dal grande albero afroamericano del jazz.
A Kansas City Coleman Hawkins, giunto con l'orchestra di Fletcher Henderson, si misura con i sassofonisti locali: ne escono vincenti Lester Young e Ben Webster, i due nuovi astri del sassofono tenore.
1935
La politica di risanamento roosveltiana fa effetto rapidamente. L'America riprende vigore e con la voglia di ridere ritorna a New York anche il jazz.
Nasce la "Swing Era", l'era dello Swing. La radio trasmette con sempre più frequenza le registrazioni di un clarinettista ebreo, Benny Goodman, che al termine di una lunga tournèe per tutti gli Stati americani raccoglie un successo incredibile presso i giovani. Al jazz di Goodman si affianca quello dell'orchestra di Bob Crosby, ancora legato alto spirito di New Orleans anche se attento al nuovo "sound" degli anni '30. E' il primo caso di "revival" nella storia del jazz.

 

 

Inizio pagina